Banche e impresa: è uscito il mio nuovo e-book

Banche e impresa. Come migliorare il rapporto tra la tua azienda e le banche anche in tempo di crisiÈ uscito ieri il mio secondo e-book pubblicato da Bruno Editore: Banche e impresa. Come migliorare il rapporto tra la tua azienda e le banche anche in tempi di crisi.

Si tratta di un lavoro che nasce dalla mia esperienza professionale quotidiana e dal desiderio di aiutare tanti piccoli e medi imprenditori che vivono, oggi più che in passato, un rapporto conflittuale con gli istituti di credito. Ho voluto affrontare alcuni aspetti tecnici, con un linguaggio per “non addetti ai lavori”, affinché il lettore possa giocare la partita contro la banca come un atleta che non solo vuole partecipare ma vuole anche vincere. Perché, contrariamente ai luoghi comuni che circolano sul tema, il protagonista nella relazione impresa/banche può e deve essere l’imprenditore.

Questi i moduli del corso:

  1. Come ragionano le banche
    1. Che cos’è il capitale di vigilanza e come si calcola
    2. Come si calcola il rischio di credito e cos’è il sistema di rating introdotto da Basilea 2
    3. Quali sono gli strumenti di analisi economico-finanziaria necessari per orientare le tue scelte
    4. Su cosa si basa il sistema premiante delle banche e chi può puntare ad ottenere finanziamenti a costi modesti
  2. Come comunicare meglio con le banche
    1. Come rendere più agevole l‘analisi del bilancio d’esercizio
    2. Perché è importante trasmettere alla banca informazioni di carattere qualitativo
    3. Come pianificare il rapporto di comunicazione tra te e la tua banca
    4. Come preparare dei piani finanziari ispirati al principio della ragionevolezza e della prudenza
  3. Come aumentare gli affidamenti
    1. Che cos’è il multiaffidamento e come gestirlo in maniera efficace ed oculata
    2. Come monitorare la scadenza dei fidi accordati per giocare d’anticipo coni tempi della banca
    3. Come creare un cuscinetto di liquidità per la tua azienda
  4. Come scegliere tra i finanziamenti bancari
    1. Quali sono i tre errori da non commettere nella politica di finanziamento delle imprese
    2. Quali sono i quattro strumenti di finanziamento adatti per il ciclo incassi/pagamenti
    3. Come risolvere il problema della sotto-capitalizzazione ricorrendo ai cosiddetti prestiti partecipativi.

L’e-book si può acquistare dal sito dell’editore. Tieni presente che, con un’unica operazione, avrai diritto:

  • all’e-book in formato PDF, ottimizzato per PC e Mac
  • al file in formato epub, ottimizzato per iPad, iPhone, tablet, smartphone ed eReader
  • al file in formato mobi, ottimizzato per Kindle ed Ebook reader
  • a download illimitati ed aggiornamenti gratuiti (se lo perdi o se il testo viene aggiornato? Lo riscarichi. Gratis per sempre)
  • l’attestato del corso, col tuo nome e cognome.

Se vuoi saperne di più o se vuoi un’anteprima gratuita dell’e-book, mandami un’e-mail.

Anatocismo e usura: facciamo il punto della situazione

Anatocismo e usura: facciamo il punto della situazioneAnatocismo

L’anatocismo è una delle più frequenti anomalie che si possono rilevare nella gestione dei conti correnti bancari affidati.

La parola deriva dal greco (anà – di nuovo + tokòs – interesse) e fa riferimento alla capitalizzazione degli interessi su un capitale, affinché questi siano, a loro volta, produttivi di altri interessi. In parole povere, l’anatocismo è il calcolo degli interessi sugli interessi.

Un esempio aiuterà a chiarire.

Supponiamo che la banca ci abbia concesso un affidamento di 100.000,00 euro, al tasso annuo del 10% (è un esempio, quindi possiamo permetterci di ragionare su tassi molto bassi!). Supponiamo anche che questo affidamento sia utilizzato per intero e per l’intero anno. In un regime di capitalizzazione semplice degli interessi, al termine dei dodici mesi il nostro debito verso la banca dovrebbe essere pari a:

Capitale al 01.01.2013 100.000,00
Interessi (10% su 100.000,00) 10.000,00
Totale debito al 31.12.2013 110.000,00

In presenza di pratiche anatocistiche, lo scenario sarebbe molto diverso:

Capitale al 01.01.2013 100.000,00
Interessi dovuti per il I trimestre (2,50% su 100.000,00) 2.500,00
Totale debito al 31.03.2013 102.500,00
Capitale al 01.04.2013 102.500,00
Interessi dovuti per il II trimestre (2,50% su 102.500,00) 2.562,50
Totale debito al 30.06.2013 105.062,50
Capitale al 01.07.2013 105.062,50
Interessi dovuti per il III trimestre (2,50% su 105.062,50) 2.626,56
Totale debito al 31.09.2013 107.689,06
Capitale al 01.10.2013 107.689,06
Interessi dovuti per il IV trimestre (2,50% su 107.689,06) 2.692,23
Totale debito al 31.12.2013 110.381,29

Si è dunque passati da un debito complessivo di 110.000,00 euro ad un debito complessivo viziato da anatocismo di 110.381,29 euro. E chiaramente i risultati sarebbero ancora più significativi in presenza di capitali o saggi di interesse più alti.

I bancari definiscono questa pratica come “capitalizzazione composta degli interessi“. Essa, a differenza della cosiddetta “capitalizzazione semplice”, determina una crescita esponenziale del debito. Si tratta di un istituto conosciuto (e dunque praticato) dagli albori del prestito ad interesse.

In Italia, l’anatocismo è vietato dall’art. 1283 del Codice civile, che recita:

In mancanza di usi contrari, gli interessi scaduti possono produrre interessi solo dal giorno della domanda giudiziale o per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza, e sempre che si tratti di interessi dovuti almeno per sei mesi.

Nonostante ciò, per mezzo secolo l’anatocismo è stato applicato in maniera pressoché generalizzata nella prassi bancaria italiana. Questo anche grazie all’avallo della giurisprudenza, che ha affermato la validità delle clausole di capitalizzazione trimestrale.

Nel 1999, la Corte di Cassazione ha invertito il proprio orientamento, iniziando ad affermare l’illiceità della clausole di capitalizzazione trimestrale.

Sul tema, è intervenuto anche il Governo che, con il decreto legislativo n. 342/1999, ha modificato l’art. 120 del decreto legislativo n. 385/1993 (Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, TUB). Nella sua attuale formulazione, il TUB oggi prevede il principio di eguale cadenza di capitalizzazione dei saldi attivi e passivi. La norma transitoria introdotta dal d.lgs. n. 342/1999, che prevedeva una sanatoria per il pregresso, è stata dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale, con la sentenza n. 425 del 17 ottobre 2000.

Venuta meno questa norma transitoria, la Corte di Cassazione ha proseguito a ribadire il suo approccio più recente, volto a negare la legittimità dell’anatocismo, estendendo i suoi rilievi non solo ai rapporti di conto corrente ma anche ai contratti di mutuo.

L’illegittimità dell’anatocismo è stata confermata anche dalla Sezione Civile del Tribunale di Forlì, nella sentenza del 4 settembre 2012 (giudice Vacca).

In presenza di anatocismo, oggi la banca è senza dubbio tenuta al rimborso delle somme ingiustamente incassate dal cliente, oltre agli interessi legali. Inoltre, il giudice di merito può riconoscere al cliente il risarcimento del danno esistenziale o biologico da questi eventualmente sofferto.

Usura

L’usura è la pratica consistente nel fornire prestiti a tassi d’interesse considerati illegali, socialmente riprovevoli e tali da rendere il loro rimborso molto difficile o impossibile.

In Italia, l’usura è un reato, previsto e punito dall’art. 644 del Codice penale, che recita:

Chiunque [...] si fa dare o promettere, sotto qualsiasi forma, per sé o per altri, in corrispettivo di una prestazione di denaro o di altra utilità, interessi o altri vantaggi usurari, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da euro 5.000 a euro 30.000.

Anche le banche possono applicare condizioni usurarie ai propri clienti e lo sa anche il legislatore, che ha previsto una specifica aggravante proprio per il caso in cui

il colpevole ha agito nell’esercizio di una attività professionale, bancaria o di intermediazione finanziaria mobiliare

come recita il punto 1) del 5° comma dello stesso art. 644.

Con l’approvazione della legge n. 108/1996, il legislatore ha ampliato in modo notevole l’ambito di applicazione del reato di usura. Oggi, infatti, la norma non è più relegata ad operare esclusivamente nei casi in cui si verifichi uno “stato di bisogno” del debitore, del quale qualcuno si sia approfittato, ma si applica ogni qual volta un determinato tasso di interesse viene superato.

La stessa legge, modificando quindi sia l’art. 644 del Codice penale sia l’art. 1815 del Codice civile, ha stabilito che il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari quando superano il

tasso medio risultante dall’ultima rilevazione pubblicata nella Gazzetta Ufficiale [...], relativamente alla categoria di operazioni in cui il credito è compreso, aumentato della metà

La rilevazione cui fa cenno la norma è quella effettuata trimestralmente dalla Banca d’Italia, per conto del Ministro dell’Economia e delle Finanze. Tecnicamente, il tasso medio rilevato dalla Banca Centrale è detto T.E.G.M. (Tasso Effettivo Globale Medio)

Nel calcolo degli interessi, è oramai pacifico che siano considerati non solo gli interessi debitori ma anche le commissioni (quindi anche la Commissione di massimo scoperto, oggi Commissione di disponibilità fondi), le altre remunerazioni a qualunque titolo garantite alla banca e le spese, con la sola esclusione delle imposte e delle tasse.

In sintesi, dunque:

  • se il tasso complessivamente pagato dal correntista è superiore al T.E.G.M. (ad esempio il 10%), si verifica l’ipotesi di usura ai sensi della legge n. 108/1996
  • se il tasso complessivamente pagato dal correntista è superiore al T.E.G.M. incrementato della metà (ad esempio 10% + 10% / 2 = 15%), si verifica l’ipotesi di usura ai sensi dell’art. 644 del Codice penale.

Dal 1° luglio 2011, il metodo di calcolo del tasso soglia è stato modificato: lo spread percentuale è stato ridotto dal 50% al 25% ed è stato aggiunto un margine fisso di 4 punti percentuali.

In sintesi, dunque:

  • se il tasso complessivamente pagato dal correntista è superiore al T.E.G.M. (ad esempio il 10%), si verifica l’ipotesi di usura ai sensi della legge n. 108/1996
  • se il tasso complessivamente pagato dal correntista è superiore al T.E.G.M. incrementato del 25% e di 4 punti percentuali (ad esempio 10% + 2,50% + 4 = 16,50%), si verifica l’ipotesi di usura ai sensi dell’art. 644 del Codice penale.

Può succedere ancora oggi che le banche applichino interessi usurari? Certamente sì. Nel novembre 2012, il Consiglio di amministrazione della Banca di credito cooperativo di Capaccio Paestum è stato rinviato a giudizio dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Salerno proprio per il reato di usura.

Fatta salva l’applicazione della sanzione penale in capo alla banca, nel caso di superamento del tasso soglia, le competenze del trimestre in cui si è rilevata la pratica usuraia devono essere azzerate, in quanto non dovute e indebitamente sottratte dalla banca al correntista: esse sono quindi stornate dal saldo del conto e non concorrono alla formazione di interessi passivi nei trimestri successivi.

Perché è importante far controllare i propri rapporti bancari per verificare l’eventuale presenza di condotte anatocistiche o usuraie?

I motivi per far controllare da un esperto i “riassunti scalari” dei tuoi conti correnti sono davvero numerosi:

  • potrai avere maggiore consapevolezza del tuo ruolo nel rapporto tra banca e cliente
  • potrai scoprire di avere un credito, in alcuni casi anche significativo, da riscuotere presso la tua banca
  • potrai utilizzare l’esito dell’analisi per concordare nuove condizioni con la tua banca
  • potrai guadagnare tempo per gestire eventuali criticità già in essere con il tuo istituto di credito.

Vuoi saperne di più? Mandami un’e-mail e, senza alcun impegno, ti fornirò tutte le informazioni necessarie.

Flash. La banca non può recedere senza preavviso dall’affidamento concesso al proprio correntista

È della fine del 2012 un’interessante ordinanza emessa dal Tribunale di Verona (24 dicembre 2012, Est. Pier Paolo Lanni) secondo la quale la banca non può recedere in modo repentino e senza alcuna motivazione oggettiva da un contratto di apertura di credito in conto corrente a tempo indeterminato (il cosiddetto “affidamento”). Questo comportamento, ha stabilito il giudice, è da considerarsi contrario alla buona fede.

In questi casi, secondo il Tribunale veneto, il recesso deve considerarsi inefficace per il tempo ragionevolmente necessario al correntista per reperire i soldi necessari al rientro.

Continua la stretta del credito sulle PMI: tu come stai reagendo?

Continua la stretta del credito sulle PMI: tu come stai reagendo?Il trend fatto registrare dallo stock dei prestiti in Italia continua a scendere; da metà 2011 ad oggi, invece, la tendenza dello spread è decisamente verso l’alto. Si tratta di uno dei sintomi classici del cosiddetto “credit crunch“, cioè della stretta creditizia.

La situazione è così delicata che, oramai, sono sempre di più le piccole e medie imprese che soffrono non tanto per la mancanza di liquidità da destinare agli investimenti di lungo periodo quanto per le difficoltà di cassa, legate al normale ciclo degli incassi e dei pagamenti.

Quello della liquidità e del circolante è il problema numero uno. Il 90% delle operazioni banca-impresa riguarda il breve-medio termine

ha dichiarato Giovanni Grazioli, membro del direttivo del Comitato Piccola Industria di Confindustria Bergamo.

Il problema – oramai è chiaro – non risiede più soltanto nella timida e lenta ripresa dell’economia. Pesa, ed in maniera consistente, il maggior rigore richiesto alle banche sugli accantonamenti. A novembre dell’anno scorso, Banca d’Italia ha avviato una serie di ispezioni in venti istituti di credito, al fine di verificarne la solidità patrimoniale. A queste, si sono poi aggiunti controlli anche presso altre banche minori. Su cosa hanno focalizzato (e stanno ancora focalizzando) la loro attenzione gli ispettori di via Nazionale? Praticamente tutto: i singoli crediti concessi, il rating assegnato, le svalutazioni degli impieghi, le svalutazioni degli immobili tradizionalmente posti a garanzia dell’apertura di linee di credito, …

La situazione, va detto, non è rosea: uno studio pubblicato ieri da Mediobanca Securities ha stimato in 21 miliardi di euro il fabbisogno di capitale per aumentare la copertura dei crediti a rischio, senza mettere in pericolo l’adeguatezza rispetto ai parametri obbligatori di capitale del sistema bancario.

Per questo, apprendo con sempre maggiore frequenza che sono in aumento significativo le rinegoziazioni delle linee di credito (specie quelle concesse negli ultimi 3 anni), con particolare riguardo a quelle a garanzia delle quali sono state iscritte ipoteche immobiliari. Chiaramente, l’andamento del mercato immobiliare nel nostro Paese sta spingendo sempre più spesso gli istituti di credito a svalutare il valore del pegno, magari chiedendo il rientro di parte dell’affidamento.

A questo punto, chi fa impresa si trova davanti ad un bivio.

Una strada è quella di attendere “tempi migliori”, di stringere i denti finché si può, continuando a fare sostanzialmente fatto fin d’ora. “Ha funzionato in passato, funzionerà anche oggi”, si pensa. Non è l’opzione giusta: la situazione è straordinaria, e richiede interventi straordinari. In alcuni casi un completo cambio di paradigma.

Ecco dunque il secondo sentiero: quello di giocare un ruolo da protagonista nel rapporto impresa/banca, di comprendere le “regole del gioco” degli istituti di credito e le “regole di ingaggio” dei suoi operatori, di scoprire come gestire meglio la partita in essere con il mondo bancario. Sono questi alcuni dei temi del workshop “Scardina le logiche della tua banca“, che si terrà il 15 marzo a Pesaro e agli inizi di aprile in Abruzzo.

Contattami per avere informazioni a riguardo.

Fissiamo dunque bene la meta e scrutiamo attentamente il modo per poterla raggiungere, con l’aiuto di un esperto che abbia già intrapreso ed esplorato il cammino che stiamo per affrontare, perché questo non ha nulla a che vedere con tutti gli altri, in cui sentieri precisi e le indicazioni forniteci dagli abitanti dei luoghi che attraversiamo c’impediscono di sbagliare: qui sono proprio le strade più battute e più frequentate a trarci in errore (Seneca, De vita beata)

Le principali scadenze fiscali dal 15 marzo al 15 aprile 2013

15 marzo

Registrazioni contabili
Ultimo giorno per la registrazione cumulativa nel registro dei corrispettivi di scontrini fiscali e ricevute e per l’annotazione del documento riepilogativo delle fatture di importo inferiore a 300,00 euro.

Fatturazione differita
Scade oggi il termine per l’emissione e l’annotazione delle fatture differite per le consegne o spedizioni avvenute nel mese precedente.

18 marzo

Versamenti Iva mensili
Scade oggi il termine di versamento dell’Iva a debito eventualmente dovuta per il mese di gennaio (codice tributo 6002).
I contribuenti Iva mensili che hanno affidato a terzi la contabilità (art. 1, co. 3, DPR n. 100/98) versano oggi l’iva dovuta per il secondo mese precedente.

Dichiarazioni d’intento
Scade oggi, per i contribuenti Iva mensili, l’invio telematico della comunicazione dei dati relativi alle dichiarazioni di intento che si riferiscono alle operazioni effettuate nel mese di febbraio. Si ricorda che, ai sensi dell’art. 2, co. 4, D.L. n. 16 del 2 marzo 2012, la comunicazione delle dichiarazioni di intento deve essere effettuata entro il termine di effettuazione della prima liquidazione periodica Iva, mensile o trimestrale, nella quale confluiscono le operazioni realizzate senza applicazione dell’imposta.

Versamento dell’Iva a saldo dovuta in base alla dichiarazione annuale
Entro oggi i contribuenti che hanno un debito d’imposta relativo all’anno 2012, risultante dalla dichiarazione annuale, devono versare il conguaglio annuale dell’Iva utilizzando il codice tributo 6099.
La scadenza riguarda sia i contribuenti tenuti a presentare la dichiarazione in via autonoma che gli altri contribuenti tenuti alla dichiarazione unificata. Per questi ultimi, inoltre, si ricorda che il versamento può essere effettuato anche entro il più lungo termine previsto per il pagamento delle somme dovute in base alla dichiarazione unificata, maggiorando gli importi da versare degli interessi nella misura dello 0,40% per ogni mese o frazione di mese a decorrere dal 18 marzo.
Tutti i contribuenti (sia che presentino la dichiarazione in forma autonoma ovvero unificata) possono scegliere di pagare il saldo Iva ratealmente, versando la prima rata entro il 18 marzo, in tale ipotesi l’ultima rata non può essere versata oltre il 16 novembre.

Tassa annuale vidimazione libri sociali
Scade oggi, per le società di capitali, il termine per il versamento della tassa annuale vidimazione libri sociali. La misura dell’imposta è pari a € 309,87. Qualora l’entità del Capitale sociale esistente al 1° gennaio 2013 sia superiore a 516.456,90 l’imposta è dovuta nella misura di € 516,46. Il versamento deve essere effettuato mediante F24 utilizzando il codice tributo 7085 anno 2013.

Versamento dei contributi Inps
Scade oggi il termine per il versamento dei contributi Inps dovuti dai datori di lavoro, del contributo alla gestione separata Inps, con riferimento al mese di febbraio, relativamente ai redditi di lavoro dipendente, ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, a progetto, ai compensi occasionali, e ai rapporti di associazione in partecipazione.

Versamento delle ritenute alla fonte
Entro oggi i sostituti d’imposta devono provvedere al versamento delle ritenute alla fonte effettuate nel mese precedente: sui redditi di lavoro dipendente unitamente al versamento delle addizionali all’Irpef, sui redditi di lavoro assimilati al lavoro dipendente, sui redditi di lavoro autonomo, sulle provvigioni, sui redditi di capitale, sui redditi diversi, sulle indennità di cessazione del rapporto di agenzia, sulle indennità di cessazione del rapporto di collaborazione a progetto.

Autoliquidazione Inail
Scade oggi il termine per procedere alla trasmissione per via telematica della denuncia delle retribuzioni per l’anno 2012.

Accise – Versamento imposta
Scade oggi il termine per il pagamento dell’accisa sui prodotti energetici ad essa soggetti, immessi in consumo nel mese precedente.

20 marzo

Ravvedimento versamenti entro 30 giorni
Termine ultimo per procedere alla regolarizzazione, con sanzione ridotta pari al 3%, degli omessi o insufficienti versamenti di imposte (anche Imu) e ritenute non effettuati, ovvero effettuati in misura ridotta, entro lo scorso 18 febbraio.

Presentazione dichiarazione periodica Conai
Scade oggi il termine di presentazione della dichiarazione periodica Conai riferita al mese di febbraio, da parte dei contribuenti tenuti a tale adempimento con cadenza mensile.

25 marzo

Presentazione elenchi Intrastat mensili
Scade oggi, per i soggetti tenuti a questo obbligo con cadenza mensile, il termine per presentare in via telematica l’elenco riepilogativo degli acquisti e delle cessioni intracomunitarie effettuate nel mese precedente.

2 aprile

Beni ai soci
Salvo proroga, scade oggi il termine per la comunicazione all’Anagrafe Tributaria dei dati relativi ai beni dell’impresa concessi in godimento a soci o loro familiari.

Trasmissione dei dati relativi agli interventi pluriennali di riqualificazione energetica (55%)
Ultimo giorno utile per trasmettere, con l’apposito modello in via telematica, i dati relativi agli interventi pluriennali di riqualificazione energetica degli edifici, che danno diritto alla detrazione del 55%. L’adempimento riguarda solo i soggetti che hanno sostenuto spese nel 2012, qualora i lavori non siano già terminati entro il 31 dicembre 2012. Nessun invio, invece, in caso di interventi iniziati e terminati nel medesimo periodo d’imposta. Si ricorda che i contribuenti interessati a beneficiare della detrazione del 55% sono comunque tenuti a trasmettere all’Enea, attraverso il sito internet dell’ente, i dati relativi agli interventi effettuati, entro 90 giorni dalla fine dei lavori.

Comunicazione Black list – mensile
Per i contribuenti che effettuano operazioni con operatori economici aventi sede, residenza o domicilio negli Stati o territori dei Paesi c.d. “black-list” scade oggi il termine di presentazione degli elenchi riepilogativi delle operazioni effettate nel mese precedente, per i contribuenti tenuti a questo adempimento con cadenza mensile.

Presentazione elenchi Intra-12 mensili
Ultimo giorno utile per gli enti non commerciali e per gli agricoltori esonerati per l’invio telematico degli elenchi Intra-12 relativi agli acquisti intracomunitari effettuati nel mese di febbraio.

Presentazione del modello Uniemens Individuale
Scade oggi il termine per la presentazione della comunicazione relativa alle retribuzioni e contributi ovvero ai compensi corrisposti rispettivamente ai dipendenti, collaboratori coordinati e continuativi e associati in partecipazione relativi al mese di febbraio.

Versamento dell’imposta di registro sui contratti di locazione
Scade oggi il termine per il versamento dell’imposta di registro sui contratti di locazione nuovi o rinnovati tacitamente con decorrenza 01/3/13.

Enasarco contributo FIRR
Scade il termine per il versamento delle somme dovute dalle ditte preponenti all’Enasarco per il Fondo Indennità Risoluzione Rapporto degli Agenti (FIRR).

Presentazione dichiarazioni richiesta rimborso e forfetizzazione contributo Conai
Scade oggi il termine di presentazione del modello 6.6 per la richiesta di rimborso/conguaglio per le esportazioni del 2012. Sempre entro oggi deve essere effettuato anche l’invio dei seguenti modelli: 6.5 per la richiesta plafond di esenzione; 6.14 richiesta forfetizzazione contributo per le etichette e 6.17 per la richiesta forfetizzazione contributo imballaggi di sughero.

15 aprile

Registrazioni contabili
Ultimo giorno per la registrazione cumulativa nel registro dei corrispettivi di scontrini fiscali e ricevute e per l’annotazione del documento riepilogativo delle fatture di importo inferiore ad €300.

Fatturazione differita
Scade oggi il termine per l’emissione e l’annotazione delle fatture differite per le consegne o spedizioni avvenute nel mese precedente.

Perché (soprattutto in tempi di crisi) non puoi fare a meno del controllo di gestione

Perché (soprattutto in tempi di crisi) non puoi fare a meno del controllo di gestioneOgni tanto sono interrogato sul “perché” un’azienda debba dotarsi di un sistema di controllo di gestione e sulla opportunità, in tempi di crisi, di spendere del denaro per implementarlo.

Capisco che la mia sia una risposta “di parte” ma devo richiamare, anzitutto, un paragone, che è quello dell’automobile. Prima di mettersi alla guida il patentando va a scuola e si esercita con un istruttore. Lo stesso accade, più o meno, per chi decide di avviare un’impresa o di assumere la direzione di una attività già esistente: la prima cosa che fa il neofita è quella di acquisire alcuni elementi di base, magari parlando con un consulente, o con un commercialista. Si tratta di un momento delicato, perché a seconda dell’interlocutore scelto, si riceveranno informazioni di natura differente, col rischio di avere una visione parziale degli strumenti di governo d’impresa. Ma questo è ancora un altro discorso…

Tornando all’automobile, apprese le informazioni di base (le norme del Codice della strada, il significativo della segnaletica, i rudimenti di meccanica, …), il patentando che ha superato l’esame si può finalmente mettere alla guida da solo. Ma anche quando l’esperienza gli renderà il compito molto più agevole, e per certi versi automatico, non potrà mai fare a meno delle informazioni trasmesse dal cruscotto: la velocità, il numero di giri del motore, il livello di carburante, la temperatura del radiatore, eventuali anomalie nell’impianto frenante, …

Ecco: il controllo di gestione serve all’imprenditore come il cruscotto serve a qualunque conducente. E quali sono i vantaggi che derivano ai titolari d’azienda che si avvalgono di un efficace sistema di controllo di gestione? Sono diversi, perché il controlling consente:

  • di risparmiare denaro, mantenendo alta l’attenzione sui costi
  • di aggiornare il listino prezzi in tempo reale
  • di gestire in maniera efficiente il cash flow, migliorandone struttura e dinamica
  • di anticipare la comprensione della situazione economica, finanziaria e patrimoniale dell’azienda
  • di utilizzare in modo più efficiente le risorse a disposizione
  • di assumere decisioni sulla base di dati oggettivi e non solo grazie a mere “intuizioni”
  • di reagire tempestivamente al cambiamento
  • di intervenire sulla scala dei costi e dei ricavi, modificando le strategie di gestione.

Si può guidare un’azienda senza beneficiare di questi vantaggi? Direi di sì, sebbene con grande fatica. Ma sarebbe come giocare a scherma con gli occhi bendati.

Se tutto questo è vero, come sperimentato da anni, è altrettanto vero che ogni azienda ha bisogno di un controllo di gestione diverso. Sono tantissime le variabili che in ogni impresa entrano in gioco, variabili che quasi sempre sono tipiche e non ripetibili altrove. Occorre, quindi, diffidare da modelli standard, proposti da alcune software house o da alcuni consulenti, che non tengono conto delle specificità e delle diversità e, dunque, possono facilmente risultare inefficaci. Anche nel medesimo settore si possono registrare differenze enormi tra aziende, anche a parità di dimensione ed area geografica.

Quello del controllo di gestione, insomma, non è un lavoro da “contabili”, ma da “consulenti”, capaci di confezionare un sistema sartoriale, studiato su misura sull’azienda cliente. Solo in questo modo l’impianto potrà produrre grandi benefici e il costo sostenuto per avviare il sistema diventerà un investimento, recuperato in tempi brevissimi.

La nota integrativa, strumento strategico nella relazione impresa/banca

La nota integrativa, strumento strategico nella relazione impresa/bancaTra qualche mese la tua banca ti chiederà il tuo bilancio d’esercizio. Il bilancio serve all’istituto di credito per il rinnovo dei tuoi affidamenti: in sostanza, i dati esposti saranno elaborati dagli analisti interni e serviranno per revisionare una porzione del tuo rating, quella che riguarda le informazioni quantitative che, appunto, si desumono attraverso indici e margini dal tuo bilancio.

Per le società di capitali, il bilancio è costituito da quattro documenti distinti, ma strettamente collegati tra loro:

  • lo stato patrimoniale, che definisce la situazione patrimoniale (relativa, cioè, alle attività e alle passività aziendali);
  • il conto economico, che contrappone i costi e i ricavi ed illustra il risultato economico della gestione;
  • la nota integrativa, che completa i dati dei prospetti contabili (cioè dello stato patrimoniale e del conto economico), fornendo ulteriori informazioni, e motiva determinati comportamenti che hanno portato ai dati quantitativi esposti negli altri documenti
  • la relazione sulla gestione, che fornisce informazioni sull’andamento della gestione e sulla situazione della società.

Molto spesso, specie nelle piccole e medie imprese, la compilazione di tutti questi documenti è delegata al commercialista. Ma se è vero che buona parte delle informazioni che confluiscono nel bilancio discendono direttamente dalla tua contabilità, e quindi sono gestite proprio dal tuo fiscalista, è altrettanto vero che anche tu puoi – e in alcuni casi devi – contribuire alla redazione del bilancio.

Vorrei soffermarmi, in particolare, sulla nota integrativa. La domanda che voglio farti è: nella tua, ci sono tutte quelle informazioni che renderebbero più agile e attenta la riclassificazione del tuo bilancio e il giudizio complessivo sulla tua impresa? Ci sono commenti sulla tua strategia aziendale e sui risultati positivi che hai ottenuto? Sono dettagliate le caratteristiche dei debiti e dei crediti esposti nello Stato patrimoniale?

Il punto è che compilare una completa e esaustiva nota integrativa è un ottimo modo per raggiungere almeno due risultati:

  • il primo è quello di rendere più agevole il lavoro degli analisti, che in questo modo possono ottenere informazioni importanti per la riclassificazione del bilancio, scongiurando così il rischio che facciano supposizioni sbagliate o, nella migliore delle ipotesi, che l’analisi del tuo bilancio sia rallentata da richieste di informazioni da parte della banca
  • il secondo è quello di fornire informazioni, di carattere qualitativo, che influiscono sul tuo rating, la cui importanza strategica è nota, oggi, a qualunque impresa.

Nella stesura della nota integrativa, rimboccati le maniche ed integra le informazioni obbligatorie che il tuo commercialista vi inserirà. Parla della tua strategia aziendale; della qualità degli investimenti che hai fatto in tecnologia, in capitale intellettuale e in attività di ricerca e sviluppo; delle caratteristiche del tuo portafoglio clienti e dei canali commerciali che stai utilizzando; degli aspetti organizzativi della tua impresa; delle tecniche di controllo di gestione che hai deciso di adottare; … Questo è uno sforzo che, ti assicuro, è capace di produrre risultati inattesi ai più.

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Evitiamo gli sprechi in azienda. E partiamo dalle stampe (che è cosa facile!)

Evitiamo gli sprechi in azienda. E partiamo dalle stampe (che è cosa facile!)Già in passato ho parlato degli sprechi in azienda. Oggi voglio ritornare sull’argomento, prendendo spunto da una ricerca commissionata da Epson alla Coleman Parkes Research di Maidstone, in Inghilterra.

L’indagine è stata condotta intervistando oltre 500 tra micro, piccoli e medi imprenditori in Italia, Spagna, Francia, Gran Bretagna e Germania, ed ha quantificato in 112,7 milioni di euro all’anno lo spreco nelle aziende di questi cinque Paesi.

Secondo i ricercatori della Coleman Parkes, in Italia le aziende intervistate producono, in media, circa 2.000 stampe al mese realizzate con stampanti laser e circa 800 stampe al mese con stampanti a getto d’inchiostro. Di queste:

  • il 9% è sprecato, perché non utilizzato o perché cestinato per errore
  • il 7% è utilizzato per un periodo di tempo inferiore ai 10 minuti.

Se è vero che dalla ricerca emerge come le PMI non siano molto sensibili a questo argomento, è altrettanto vero che alcune piccole accortezze determinerebbero un significativo risparmio in azienda.

Potremmo sintetizzare questi consigli in tre imperativi:

  1. Organizza!
  2. Monitora!
  3. Scegli!

Organizzare. Allineare la funzione di stampa ad un modulo organizzativo basato su piccoli gruppi di lavoro permetterebbe di avere un controllo più stretto sui processi di stampa, riducendo il numero di copie abbandonate e diminuendo gli interventi di manutenzione, spesso onerosi.

Monitorare. Circa l’80% degli intervistati, ha risposto di non conoscere i servizi attraverso i quali è possibile sostituire l’acquisto di una stampante con un contratto che preveda solo un pagamento a costo-copia. La stessa percentuale afferma di non monitorare l’attività di stampa e di agire solo sul prezzo dei materiali di consumo (inchiostro e carta).

Scegliere. La scelta della tecnologia di stampa influisce sulla riduzione dei consumi, tanto energetici quanto di gestione. Un test condotto da un laboratorio indipendente ha dimostrato come le stampanti a getto d’inchiostro – da sempre considerate come ottimali per lo più nel solo ambito domestico – costituiscono una valida alternativa alle laser, anche nel mondo business.

Vicenda Mps: le tappe che hanno portato a quello che potrebbe essere il più grande scandalo finanziario della storia italiana

Vicenda Mps: quali sono state le tappe che hanno portato a quello che potrebbe essere il più grande scandalo finanziario della storia italiana?Post in continuo aggiornamento

Mi è capitato, in questi giorni, che alcuni clienti mi chiedessero commenti e chiarimenti sulla vicenda che sta interessando il Monte dei Paschi di Siena, e in particolare il suo management.

Provo a sintetizzare le tappe di questo affaire, limitandomi però ai rilievi di cronaca economico-finanziaria e a brevi note sui fatti oggetto di indagine da parte degli inquirenti.

La storia inizia, di fatto, nel 2002, quando il Monte sottoscrive alcune operazioni in derivati, denominate “Santorini” e “Nota Italia”. Tre anni dopo, nel 2005, è la volta dell’acquisto dei bond “Alexandria” dalla Dresdner Bank (oggi Commerzbank): parliamo di 400 milioni, siamo a dicembre, e i bond scadranno sette anni dopo. Si tratta di strumenti sulla carta affidabilissimi (rating AAA) ma, all’interno dei quali, la Dresdner inserisce prodotti di qualità più scadenti.

Nell’aprile 2006, Giuseppe Mussari lascia la presidenza della Fondazione Mps e diventa presidente della banca.

Alla fine del 2007, Mps compra, da Banco Santander, Banca Antonveneta. L’accordo prevede un prezzo di acquisto di 10,3 miliardi, con l’accollo, da parte di Siena, di 7,9 miliardi di debiti della Antonveneta. Da un punto di vista strategico ed imprenditoriale, l’operazione non è esente da dubbi. Infatti, Antonveneta era stata comperata dal Santander, appena due mesi prima del riacquisto da parte di Mps, per 6,6 miliardi. C’è da dire, peraltro, che, all’epoca dell’operazione, il valore patrimoniale di Antonveneta era di poco superiore a 2 miliardi (dunque è probabile che lo stesso Santander avesse strapagato l’istituto). In ogni caso:

  • Antonveneta è comperata a 6,6 miliardi da Santander
  • in tempi rapidissimi, Santander ritiene di dover rimettere Antonveneta sul mercato (alcuni dicono perché, entrati davvero nella banca, gli spagnoli si resero subito conto di aver fatto un affare mediocre)
  • dopo due mesi, Mps acquista Antonveneta da Santander pagandola 10,3 miliardi (quindi 3,7 miliardi in più del prezzo di acquisto valutato congruo una manciata di settimane prima), ed accollandosi 7,9 miliardi di debiti della banca acquisita.

Queste (e forse anche altre) considerazioni, spingono la Banca d’Italia ad avviare una prima verifica. In particolare, gli ispettori di via Nazionale concentrano le loro attenzioni sul “Fresh”, lo strumento finanziario utilizzato da Mps per l’aumento di capitale necessario per rilevare Antonveneta. Siamo nel 2008.

Nel 2009, Siena decide di vendere a Nomura i titoli Alexandria, che stanno facendo registrare risultati disastrosi: Mps ha già perso 220 milioni (dei 400 pagati nel 2005 per quei bond). Sta di fatto, che Nomura si rende disponibile all’acquisto degli Alexandria, a condizione che Mps acquisti 3 miliardi di Btp italiani (a scadenza trentennale) che sono “in pancia” alla banca giapponese. La società di revisione Kpmg ha negato di essere a conoscenza dell’accordo. In ogni caso, grazie all’intesa con Nomura, la perdita secca di Alexandria prende l’aspetto più rassicurante, e spalmato nel tempo, di Btp a trent’anni. Solo che siamo nel 2009 e il debito italiano sta per andare in crisi mentre i prodotti come Alexandria fanno registrare un rialzo. Va a finire che Nomura ci guadagna e il Monte dei Paschi finisce per ritrovarsi con titoli del debito italiano in grande difficoltà. Nella primavera dello steso anno, Mps prenota 1,9 miliardi di Tremonti bond, con la promessa di rimborsarli entro il 2012. Ad ottobre, Banca d’Italia “intensifica il vaglio della liquidità” di Mps.

Nel maggio del 2010, Banca d’Italia avvia un’altra ispezione a Siena. Ad agosto, la Banca centrale chiede a Mps una ricapitalizzazione da 2 miliardi, per portare il coefficiente patrimoniale (il famoso “Core tier 1“) al 9%, come previsto dalla normativa europea. Nell’ottobre dello stesso anno, Banca d’Italia chiede a Siena aggiornamenti quotidiani della liquidità presente nel gruppo. Si tratta di una specie di “commissari amento” attenuato.

Nel luglio del 2011, la Fondazione Mps sottoscrive, pro-quota, l’aumento di capitale richiesto da Banca d’Italia. Per l’operazione, Mps si affida a Merrill Lynch, Citigroup e Goldman Sachs, nel ruolo di coordinatori. L’operazione coinvolge anche J.P. Morgan, Crédit Suisse e Mediobanca. A settembre, arriva un’altra ispezione che, il mese successivo, chiede “discontinuità della governance”. In altre parole, impone un ricambio nel cda. La situazione precipita a novembre: la Fondazione Mps registra 1 miliardo di debiti con le banche che hanno finanziato l’operazione Antonveneta e vende il 15% della banca e diversi altri asset. Successivamente, la quota della Fondazione nel capitale di Mps scende al 33%.

A gennaio 2012, il dg Antonio Vigni lascia Mps ed intasca una buonuscita di 4 milioni di euro. All’inizio della primavera termina l’ispezione di Bankitalia, che evidenzia pesanti rilievi negativi. Il bilancio del 2011 si chiude con una perdita di 4,69 miliardi. In aprile, Mussari lascia la presidenza, che è assunta da Alessandro Profumo, e assume, designato per acclamazione, la carica di presidente dell’Abi.

A maggio 2012, la Procura della Repubblica di Siena apre un fascicolo sul caso Antonveneta. Su delega dell’Autorità giudiziaria, la Guardia di Finanza esegue perquisizioni domiciliari negli uffici di Mps, della Fondazione e nelle abitazioni private di Mussari e di Vigni, nonché nelle sedi di altre 11 banche, coinvolte nel processo di ristrutturazione del debito dell’Ente. L’ipotesi degli inquirenti è una possibile truffa estero su estero, costituita da una maxitangente (di circa 2 miliardi) che sarebbe servita per agevolare la cessione di Antonveneta. I magistrati stanno, quindi, verificando se una parte dei soldi pagati da Mps a Santander per Antonveneta sia tornata o meno indietro (tanto a Mps quanto a Santander), attraverso società veicolo e intermediari stranieri. L’attività di indagine sta interessando, in Europa, l’Italia, la Spagna e l’Inghilterra e, nel resto del mondo, il Brasile e numerosi paradisi fiscali.

Nel giugno del 2012, i vertici di Mps chiedono al Governo 2 miliardi di Monti bond. Nello stesso periodo, Mussari è confermato alla presidenza dell’Abi. A metà ottobre, Mps comunica a Banca d’Italia di aver rinvenuto un contratto (del luglio 2009) siglato con Nomura. Il mese successivo, denuncia la presenza in portafoglio di strumenti strutturati, e richiede altri 500 milioni di Monti bond. Si arriva, così, a quota 3,9 miliardi.

A gennaio 2013 scoppia lo scandalo e Mussari lascia la presidenza dell’Abi,

convinto di aver sempre operato nel rispetto del nostro ordinamento, ma nello stesso tempo deciso a non recare alcun nocumento, anche indiretto, all’associazione

come dichiara alla stampa in occasione delle dimissioni.

A fine 2005 la capitalizzazione di Mps era di 12 miliardi. A fine 2011 era ridotta a 2,7 miliardi.

 

Aggiornamento del 6 febbraio 2013. Secondo la stampa, Giuseppe Mussari, Antonio Vigni e Daniele Pirondini (già direttore finanziario di Mps) sarebbero indagati, oltre che per truffa, anche per concorso per falso in prospetto e manipolazione del mercato. Secondo la Procura, infatti, i due avrebbero diffuso false notizie al mercato “idonee a determinare una sensibile alterazione del prezzo dell’azione ordinaria di Mps” in occasione dell’acquisizione di Antonveneta. A Vigni e Pirondini, inoltre, è stata notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari anche per il reato di ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità di vigilanza, perché i due avrebbero trasmesso alla Banca d’Italia informazioni non rispondenti al vero sulla situazione patrimoniale della banca. Nel frattempo, su delega della Procura, la Guardia di Finanza ha sequestrato circa 40 milioni di euro scudati “nei confronti di banche e fiduciarie, in ordine all’ipotesi di associazione per delinquere finalizzata alla truffa in danno dell’istituto bancario Mps”, come si legge in una nota diramata dai militari contabili.

Aggiornamento del 9 febbraio 2013. La vicenda Mps è stata anche oggetto dell’intervento del Governatore di Banca d’Italia all’Assiom Forex. Nell’occasione, Ignazio Visco ha dichiarato: «quando l’intermediario non è in crisi la Banca d’Italia può chiedere gli azionisti di rinnovare il vertice, ma non può incidere sulle loro decisioni né rimuovere un amministratore». Le banche in perdita «non dovranno distribuire bonus», ha continuato Visco, e ha chiesto che «la parte variabile delle remunerazioni» fletta in linea con i risultati reddituali. Se «non si avrà un adeguamento spontaneo», «norme e controlli saranno più stringenti», ha precisato il Governatore. A margine dell’evento, un intervento di Alessandro Profumo va registrato: «A mio giudizio la gente comune sbaglia: se il management precedente non ha dato tutte le informazioni richieste alla Vigilanza, purtroppo la vigilanza non ha queste informazioni e non può svolgere il proprio lavoro adeguatamente». «Penso che arriveranno sanzioni ma quella è una cosa che valuterà la Banca d’Italia. Pagheranno i sanzionati, le persone che hanno fatto queste cose che non vanno fatte», ha aggiunto il presidente di Mps, rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano il suo parere su possibili ed eventuali sanzioni da parte di Banca d’Italia. Profumo tornando poi sul futuro dell’istituto di credito senese ha aggiunto «è tecnicamente impossibile» effettuare un aumento di capitale sul mercato. Nel frattempo, l’ex direttore generale di Mps, Antonio Vigni, è stato interrogato per otto ore dai magistrati di Siena. Il verbale è stato secretato.

 


 

Ora, alcune domande sarebbero più che legittime. Vediamole e proviamo a dare loro una risposta.

Perché il Monte ha voluto strapagare Antonveneta?

Questa è, chiaramente, la madre di tutte le domande. Da un punto di vista strategico e imprenditoriale la scelta appare incomprensibile. La tesi dei magistrati a riguardo è che l’operazione abbia consentito il pagamento di commissioni e/o di tangenti, sia in Italia sia in Spagna.

Da dove è arrivato il denaro necessario per l’operazione. E che fine ha fatto?

Tanto per parlare con similitudini, l’operazione Mps/Santander/Antonveneta è una specie di autostrada a due corsie. Su quella di sinistra, corre il convoglio dell’operazione ufficiale. Su quella di destra, corrono tante operazioni strutturate, poste in essere attraverso una squadriglia di broker. In 11 mesi, dalle casse di Mps sono usciti otto bonifici, per un totale di oltre 17 miliardi, con destinazione Amsterdam, Madrid e Londra. Una miriade di operazioni di rientro in Italia sono state rese possibili dallo scudo fiscale.

Da dove nasce il buco derivati?

In questa vicenda, i derivati hanno avuto una funzione duplice. Da un lato, hanno consentito l’emersione di presunte plusvalenze in operazioni farlocche, perché le relative controparti giocavano con le carte segnate. Dall’altro, hanno rappresentato lo strumento per tentare di recuperare, per via finanziaria, il denaro di cui Mps aveva sempre più bisogno.

Com’è possibile che le perdite non siano state inserite nel bilancio? La Banca d’Italia poteva non sapere?

Secondo i magistrati, i vertici di Mps hanno usato diversi pezzi per nascondere la reale situazione dell’istituto, giungendo a compiere azioni di maquillage dei bilanci. Ad esempio, la vendita degli Alexandria a Nomura ha consentito di scaricare tutte le perdite sul partner giapponese ma ad essa era sotteso un accordo (segreto) contenente pesanti obblighi per Mps. Il viavai di operazioni (illecite, secondo la Procura) compiute da Mps dal 2007 in avanti può, dunque, essere rimasto nascosto alla Banca d’Italia. Non si può dire, però, che via Nazionale non avrebbe potuto accorgersi di quanto stava accadendo.

Cosa sono i Tremonti e i Monti bond? Come funzionano?

I Tremonti e i Monti bond sono delle obbligazioni, sottoscritte da Mps per 3,9 miliardi al fine di ripatrimonializzare la banca. Su questi titoli, Mps pagherà allo Stato un interesse del 9% annuo, che salirà dello 0,5% l’anno ogni due anni, fino a raggiungere un massimo del 15%.

È possibile che Mps sia nazionalizzata?

L’ipotesi della nazionalizzazione di Mps appare possibile nel caso in cui la banca si dovesse trovare nell’impossibilità di restituire i Tremonti/Monti bond. In questo caso, per decreto, le obbligazioni sarebbero convertite in azioni. Si tratterebbe, comunque, di una quota di minoranza. La nazionalizzazione, in ogni caso, non si può escludere a priori: uno sviluppo analogo si è registrato, pochissimo tempo fa, in Olanda, con banca Sns.

Scardina le logiche della tua banca. Mio intervento alla Redway Manager Academy di gennaio

Scardina le logiche della tua banca. Mio intervento alla RMA di gennaioIl 18 gennaio scorso ho tenuto un breve intervento in occasione della Redway Manager Academy, a Galzignano Terme (PD). Il tema affidatomi era il rapporto tra mondo dell’impresa e sistema bancario. Si tratta di un argomento che, da ex bancario, mi sta molto a cuore, oggetto di un workshop che ho tenuto ad Osimo (AN) il 17 gennaio e che, dato il successo ottenuto nella prima edizione, sarà replicato sia a febbraio sia a marzo.

Qui è disponibile la sintesi del mio intervento, pubblicata nella newsletter di gennaio di Redway. Da qui, invece, è possibile scaricare le slide del mio speech.

Se anche tu sei un imprenditore e hai problemi con le banche, ricorda che le prossime date del workshop “Scardina le logiche della tua banca” sono:

  • venerdì 15 febbraio 2013, a Padova (organizzatore: Redway; clicca qui per altre informazioni)
  • venerdì 15 marzo 2013, a Pesaro (organizzatore: WEARElab; clicca qui per altre informazioni).

Ricorda che cambiare la dinamica del tuo rapporto con gli istituti di credito si può. Basta sapere come fare!