So di non essere tempestivo, ma vorrei tornare sulla vicenda degli occhi indiscreti puntati sulle dichiarazioni fiscali di Prodi, che hanno suscitato (giustamente) scandalo, vergogna, indignazione.
Anzitutto, abbiamo scoperto che non solo Prodi era stato “spiato”: il Professore era in compagnia di altri 30 personaggi (del mondo della politica, della finanza, dello sport, …). Quest’aspetto non ha avuto grande eco, probabilmente perché contrastante con l’Augusta Causa.
Poi… poi - ancora in preda (giustamente) allo scandalo, alla vergogna e all’indignazione, andiamo a leggere la circolare applicativa della Visco-Bersani contro l’evasione fiscale, e ivi scopriamo che la Pubblica Amministrazione avrà facoltà di chiedere a banche, a Poste Italiane, a tutti gli intermediari finanziari e a quelli creditizi informazioni, dati e documenti su qualsiasi contribuente. Preciso: su qualsiasi contribuente. Alla faccia del segreto bancario, o di quello che residuava di questo principio. Non si dica che la norma ministeriale fa richiamo al “diritto di riserbo”, anzitutto perché tale “diritto” ha una connotazione anomala e indefinita; poi perché tale “diritto” non potrà essere d’ostacolo ad alcun controllo. Inutile dire che tale potere di controllo sarà delegato, dal Ministero, ai suoi valorosi funzionari: numerosissimi, ulteriori potenziali spioni. Strano che la cosa non abbia suscitato né scandalo, né vergogna, né indignazione.
Mi vengono in mente le recenti parole di Bondi: “Prodi è la vergogna d’Italia: può rimanere a Palazzo Chigi ma solo nella generale disistima degli italiani“. Il Coordinatore di FI si riferiva a ben altre vicende, ma credo che sulla disistima verso Prodi e i suoi non sussista più alcun dubbio.




