E’ finita una delle partite di un torneo di pallanuoto organizzato da una società marchigiana. Hanno giocato delle ragazze, che normalmente militano nel campionato di serie “B”. Una delle atlete si avvicina al tavolo della giuria, dove l’arbitro - un po’ stanco - si è seduto per riprendere un po’ di fiato, prima di dirigere un altro incontro.
Giovane giocatrice (G.G.), rivolta all’arbitro: “Te devi allenarti. Io mi alleno il lunedì, il martedì, il giovedì e il venerdì per poi giocare. E te devi allenarti. Io mi alleno quattro giorni a settimana, cazzo (sic!). Guarda qui cosa mi hanno fatto (e mostra un ematoma sul fianco sinistro, del diametro di circa un centimetro, e due graffi - ragionevolmente prodotti da un’unghia, poco distanti dal citato ematoma), cazzo (sic!)”
Simone (S.), l’arbitro: “Mi perdoni, signorina, ma mi domandavo se lei ed io abbiamo mai mangiato seduti allo stesso tavolo…”
G.G.: “No…”
S.: “Allora mi ricordavo bene! Le chiederei, dunque, di riservarmi la cortesia di darmi del lei. Detto questo, mi dolgo profondamente per le ferite che ha riportato durante il gioco. Le consiglio, nelle prossime 24 ore, di applicare del ghiaccio, per bloccare la piccola emorragia interna. Poi, nelle 24 ore successive, potrà fare degli impacchi caldi, per favorire il riassorbimento. Sul resto, purtroppo, signorina, non posso repricarle, perché il suo modo di esprimersi è vera poesia, e la vera poesia non si commenta: si può solo assaporare, come un bicchiere di buon vino”
G.G.: …
seguono alcuni secondi di silenzio
S.: “Bene, signorina. Visto che pare non abbiamo molto altro da dirci, approfitto dell’occasione per augurarle di trascorrere una buona fine d’anno e, col suo permesso, vado a prendermi un caffè. E’ stato un piacere conoscerla”.
Segue sorriso palesemente ironico da parte dell’arbitro, mentre si allontana per raggiungere il bar.
Lo so, lo so. Sono stato saccente e stizzoso. Ma la signorina è stata sgarbata. Non ho nessun problema a parlare con gli altri tesserati che prendono parte alle partite che arbitro (che siano atleti, dirigenti, tecnici, colleghi ufficiali di gara, …), a gara terminata e con tranquillità. Non ho neanche problemi ad ammettere i miei errori. E va da sé che non attendevo da me stesso di arbitrare bene una partita tra due squadre di serie “B”, visto che questa è la prima stagione che arbitro. Ma c’è modo e modo per lamentarsi. E, in ogni caso, non ammetto la maleducazione né il turpiloquio.