Buon anno

Inserito in: Comunicazioni

Questo 2006 è ormai alle porte. Auguro a tutti i visitatori di questo blog di trascorrere una buona fine d’anno e, soprattutto, di trovare un 2007 ricco di serenità e soddisfazioni, nel corso del quale i vostri sogni possano diventare realtà.

Prima del “cenone”, data un’occhiata qui, e qui. E qui.

Tornerò il 2 gennaio. See you!

Illegalità rituale

Inserito in: Diritti animali, Politica

Tra oggi e domani i musulmani celebreranno la festa di Eid el Kebir, provvedendo all’uccisione di pecore, montoni e capre. Dato il periodo, quasi tutti i macelli italiani sono chiusi. Ecco perché è lecito ipotizzare che i fedeli, volendo rispettare il precetto, uccideranno illegalmente gli animali. Già, perché la cosiddetta “macellazione rituale” (cioè senza previo stordimento dell’animale, compiuta con motivazioni di carattere religioso) deve essere eseguita compiuta all’interno di macelli specificatamente autorizzati. Ma questi sono chiusi, quindi…

Forse è ora che anche il nostro Paese (come hanno già fatto in Svizzera, Svezia, in alcune regioni austriache e in Malesia) vieti la macellazione senza stordimento, giudicando preminente la pur relativa protezione degli animali su precetti religiosi confliggenti con la morale pubblica.

La toppa peggio del buco

Inserito in: Politica

Dell’emendamento Fuda (o Formisano?) qui si è già scritto. Com’è noto, il Governo ha presentato un bel decretino per cancellare gli effetti di quel pasticcio. Se promettete di non ridere, leggete il Comunicato stampa emanato dall’Esecutivo. Ivi è scritto, infatti, che “con tale abrogazione si pone così immediato rimedio ad un errore redazionale incorso in sede di predisposizione del maxiemendamento presentato dal Governo al testo della legge finanziaria 2007″. Un “errore redazionale“, capito?

Va bene. Fine del momento ilare. Ricomponetevi, grazie! V’è da dire che, approvato il decreto legge, il Governo ha l’obbligo di trasmetterlo alle Camere, chiedendone la conversione. Queste hanno l’obbligo di riunirsi entro cinque giorni per l’esame del disegno di legge di conversione. E così alla Camera si sono interrotte le ferie dei parlamentari e ieri l’assemblea è stata convocata. Dei 630 scranni di Montecitorio, solo 15 erano gli onorevoli presenti. Neanche il 2,4%. Per la cronaca, i presenti erano Giacomoni, Baldelli, Lainati e Pelino di Forza Italia, Gasparri e Cirielli di Alleanza Nazionale, Tabacci e Forlani dell’Udc, Strizzolo, Gambescia e Milana dell’Ulivo, Capotosti dell’Udeur, Misiti dell’Idv, Balducci dei Verdi. Nel banco destinato ad ospitare rappresentanti del Governo, quel Governo che sull’emendamento incriminato - non dimentichiamo! - aveva posto la fiducia, sedeva solo D’Andrea, Sottosegretario ai Rapporti col parlamento. Capito? Per l’occasione, non si è scomodato neanche il Ministro, delegando la presenza ad un suo Sottosegretario. D’altro canto, si trattava solo di porre rimedio ad un “errore redazionale”.
Quando si dice: la toppa è peggio del buco.

Ha ragione il diessino Gambescia (che peraltro pare avere un viso simpatico): “Io sono tornato apposta dall’Abruzzo per essere qui. La Camera è un’istituzione importante se la rappresentiamo, se no che ci hanno eletti a fare?“.

In tempo di crisi dei reality…

Inserito in: Economia, Politica

In tempo di crisi dei reality, ci pensa il sinistracentro a dare nuovo slancio al Grande fratello. Dopo le norme sulla tracciabilità dei pagamenti, la Legge finanziaria coinvolge anche la privacy legata alla salute degli italiani.

Parlo dei commi 28 e 29 del mega articolo unico della Finanziaria, che disciplinano le detrazioni e le deduzioni delle spese mediche. In breve, dall’anno prossimo non basterà più trasmettere al Fisco lo scontrino o la fattura, accompagnati dal proprio codice fiscale. Sarà necessario fornire un elenco dettagliato dei farmaci acquistati. Con conseguente obbligo di far conoscere a terzi dettagli della patologia sofferta dal contribuente, dettagli che quest’ultimo potrebbe non avere piacere a diffondere.

Il Consiglio dei Ministri di ieri non ha ritenuto opportuno porre rimedio alla cosa. Confidiamo allora in un intervento del Garante per la protezione dei dati personali.

Tempi che cambiano

Inserito in: Comunicazioni

Il bacio (gay) tra Jake Gillenhaal e Heath Ledger in I segreti di Brokeback mountain è stato giudicato la migliore scena d’amore 2006 dai lettori del mensile Ciak. Segnale dei tempi che cambiano?

Torna la tassa ambientale: lo sapevate?

Inserito in: Economia, Politica

Era stata approvata dal Governo Amato; il Governo Berlusconi l’aveva cancellata; il Governo Prodi l’ha reintrodotta. Mi riferisco al “tributo per l’esercizio delle funzioni di tutela, protezione e igiene dell’ambiente”, un’addizionale provinciale applicata alla tariffa sui rifiuti solidi urbani.

I dati di Confedilizia, a riguardo, sono preoccupanti: dal 1993 ad oggi, il tributo è cresciuto del 44,81%. Dall’anno della sua istituzione, l’eco-tassa è sempre aumentata: mediamente dal 3,8% del 1993 al 4,46% del 2006. Nel 2006 nessuna Provincia ha scelto di diminuire la tassa; 74 Province su 102 hanno stabilito l’aliquota massima del 5%. Solo 2 Province (Varese e Mantova) hanno modulato l’aliquota in modo tale da permettere ai Comuni che hanno ottenuto risultati migliori nella gestione dei rifiuti di stabilire importi minori.

Emendamento Fuda: che pasticcio!

Inserito in: Politica

Il comma 1343 della Legge finanziaria anticipava i termini di prescrizione per gli illeciti contabili commessi da amministratori e politici. Una cosa piuttosto grave, anche tenuto conto che quella legge è stata approvata a suon di voti di fiducia. Viene quasi da sorridere, se non fosse una cosa allucinante.

Di Pietro, per la seconda volta, ha gridato alla scandalo, pronto a riconsegnare le chiavi del suo ufficio da Ministro se il Governo non avesse posto subito rimedio. E ieri il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto legge per abrogare il famigerato comma 1343 e un giocondo Prodi ne ha dato notizia alla stampa.

Due considerazioni.

La prima è di carattere giuridico. Non mancano le perplessità, infatti, circa la liceità del percorso seguito dal Governo, che ha abrogato per decreto una norma non ancora entrata in vigore. La strada migliore sarebbe stata quella di eliminare il comma incriminato nella terza lettura della Legge finanziaria alla Camera. Ma questo avrebbe comportato un quarto passaggio in Senato, con tutti i rischi di tenuta della “maggioranza” (e inoltre le valigie natalizie dei senatori erano già chiuse…).

La seconda è di carattere politico. Chi ha scritto quel comma? “Una mano criminale ha inserito notte tempo, con artefizi e raggiro, di nascosto dagli altri, l’emendamento che avrebbe consentito di farla franca ai pubblici amministratori condannati. Resta da scoprire chi è il colpevole”, ha detto il Ministro Di Pietro, che non ha perso il suo piglio da Commissario di Pubblica sicurezza, attività nella quale - peraltro - si è distinto per capacità investigative ed acume. Si è parlato, dapprima, di Pietro Fuda (senatore iscritto al Gruppo misto, eletto nella Lista consumatori). Ma Il Sole-24 ore ha attribuito la paternità di quell’emendamento all’avvocato dipietrista Aniello Formisano (capogruppo Idv al Senato), il quale però ha giurato “sul mio onore” che la firma era stata apposta a sua insaputa da qualcun’altro. Bella roba: quando si dice la serietà. Il ministro per la Solidarietà sociale, Paolo Ferrero (Prc), dopo aver dichiarato di non conoscere il colpevole, ha detto: “Se lo conoscessi, ne chiederei il licenziamento”. Staremo a vedere. In ogni caso, la responsabilità politica di quella norma pesa, grave fardello, su questo Governo.

E’ questione di modi

Inserito in: Annotazioni

E’ finita una delle partite di un torneo di pallanuoto organizzato da una società marchigiana. Hanno giocato delle ragazze, che normalmente militano nel campionato di serie “B”. Una delle atlete si avvicina al tavolo della giuria, dove l’arbitro - un po’ stanco - si è seduto per riprendere un po’ di fiato, prima di dirigere un altro incontro.

Giovane giocatrice (G.G.), rivolta all’arbitro: “Te devi allenarti. Io mi alleno il lunedì, il martedì, il giovedì e il venerdì per poi giocare. E te devi allenarti. Io mi alleno quattro giorni a settimana, cazzo (sic!). Guarda qui cosa mi hanno fatto (e mostra un ematoma sul fianco sinistro, del diametro di circa un centimetro, e due graffi - ragionevolmente prodotti da un’unghia, poco distanti dal citato ematoma), cazzo (sic!)”

Simone (S.), l’arbitro: “Mi perdoni, signorina, ma mi domandavo se lei ed io abbiamo mai mangiato seduti allo stesso tavolo…”

G.G.
: “No…”

S.: “Allora mi ricordavo bene! Le chiederei, dunque, di riservarmi la cortesia di darmi del lei. Detto questo, mi dolgo profondamente per le ferite che ha riportato durante il gioco. Le consiglio, nelle prossime 24 ore, di applicare del ghiaccio, per bloccare la piccola emorragia interna. Poi, nelle 24 ore successive, potrà fare degli impacchi caldi, per favorire il riassorbimento. Sul resto, purtroppo, signorina, non posso repricarle, perché il suo modo di esprimersi è vera poesia, e la vera poesia non si commenta: si può solo assaporare, come un bicchiere di buon vino”

G.G.: …

seguono alcuni secondi di silenzio

S.: “Bene, signorina. Visto che pare non abbiamo molto altro da dirci, approfitto dell’occasione per augurarle di trascorrere una buona fine d’anno e, col suo permesso, vado a prendermi un caffè. E’ stato un piacere conoscerla”.

Segue sorriso palesemente ironico da parte dell’arbitro, mentre si allontana per raggiungere il bar.
Lo so, lo so. Sono stato saccente e stizzoso. Ma la signorina è stata sgarbata. Non ho nessun problema a parlare con gli altri tesserati che prendono parte alle partite che arbitro (che siano atleti, dirigenti, tecnici, colleghi ufficiali di gara, …), a gara terminata e con tranquillità. Non ho neanche problemi ad ammettere i miei errori. E va da sé che non attendevo da me stesso di arbitrare bene una partita tra due squadre di serie “B”, visto che questa è la prima stagione che arbitro. Ma c’è modo e modo per lamentarsi. E, in ogni caso, non ammetto la maleducazione né il turpiloquio.

Aria nuova in via Nazionale

Inserito in: Economia

Mario Draghi ha un viso intelligente e simpatico. Inoltre, a differenza del suo predecessore, sa parlare in italiano senza cadenze dialettali. E i fatti stanno dimostrando che il suo lavoro in Banca d’Italia procede a gonfie vele.

Non è passato un anno dal suo insediamento, infatti, ma già la nostra banca centrale appare più forte e credibile. Lo ha capito anche il mercato e lo ha dimostrato con vivacità e con operazioni certamente ambiziose. Penso all’acquisizione di Antonveneta dagli olandesi di Abn-Amro; penso alla salda detenzione di Bnl da parte dei cugini d’oltralpe di Bnp-Paribas; penso all’italianissima fusione tra Intesa e Sanpaolo.

Anche sul fronte dell’organizzazione interna il romano Draghi si è dato da fare. Il Governatore sta portando avanti con convinzione la modifica dello Statuto ed ha varato un codice etico; sono sempre più frequenti, inoltre, i rumorii che parlano di una riduzione delle filiali (che significa, in ultima analisi, una sensibile riduzione dei costi) e l’incorporazione dell’Ufficio italiano cambi.

Ancora, Bankitalia ha eliminato l’obbligo preventivo di comunicare all’organo di vigilanza il progetto di acquisizione di partecipazioni rilevanti in una banca: non bisogna più, quindi, chiedere il permesso alla Banca centrale prima di fare un’acquisizione. Ben venga.

Ed è di oggi la notizia che Draghi ha firmato un provvedimento emesso dal direttorio di Banca d’Italia col quale ha inflitto sanzioni per 459.800 euro agli ex vertici della Banca Popolare di Intra. La multa riguarda una serie di infrazioni che vanno da irregolarità nell’organizzazione e nei controlli interni del consiglio di amministrazione alle omesse comunicazioni all’organo di vigilanza da parte del collegio sindacale alle carenze nell’istruttoria, nell’erogazione, nella gestione e nel controllo delle pratiche di fido.

Chapeau, dottor Draghi! Ci voleva un uomo così, capace di far respirare aria nuova in via Nazionale.

«Dove Sile e Cagnan s’accompagna» (reprise)

Inserito in: Annotazioni

Come anticipato, poche parole sulla mia trasferta a Treviso. Come ha già scritto Harry commentando questo post, Treviso è proprio una splendida città. Purtroppo non ho avuto modo di visitarla come avrei desiderato (”prima il dovere, poi il piacere”) e spero di poterci ritornare presto. Perché Piazza dei Signori, il Palazzo del Trecento, il Duomo di San Pietro, la chiesa di San Nicolò e quella di san Francesco, la Loggia dei Cavalieri, … meritano sicuramente una visita attenta e tranquilla.

Soddisfatta l’esigenza turistico-culturale, il visitatore potrà apprezzare anche il cibo locale. Impossibile lasciare la città veneta senza aver assaggiato, tra gli altri, il radicchio rosso e la “pasta e fasioi” (pasta e fagioli). Qualcuno mi ha anche parlato della “fregolotta“, il dolce tipico della città, che però non ho avuto modo di assaggiare.

Dove gustare la cucina trevigiana? Consiglio il ristorante “Carletto”, annesso all’omonimo hotel (via Bibano, 42 - Treviso): ambiente raffinato, servizio ineccepibile, ottima qualità del cibo. L’ambiente invece è decisamente più informale, e piuttosto “essenziale” è il servizio, alla trattoria “Da Danilo” (via Torni, 28 - Mogliano Veneto di Treviso; sito), dove però si può gustare della buona cucina a prezzi decisamente competitivi: è il luogo adatto per un pasto veloce, senza pretese, ma senza rinunciare alla qualità.

Decisamente negativa, invece, l’esperienza alla trattoria “Vecia 3viso” (via sant’Antonino, 131 - Treviso; sito): con l’esclusione del primo piatto, le altre portate erano di qualità appena sufficiente; servizio ordinario e poco attento al cliente; inappropriato il conto. E poi non tollero che in un ristorante spaccino per “torta Sacher” un dolce al cioccolato farcito col gelato.

Per chi ha voglia di muoversi un po’, e lasciare il Veneto, segnalo il ristorante “Fogolar” (via Udine, 12 - Tavagnacco di Udine): locale di grandi dimensioni ma assolutamente gradevole; ottima la pizza; servizio adeguato. Un’unica attenzione: se avete bisogno dello scontrino o di una ricevuta, controllate che il pezzo di carta consegnatovi - pur assomigliante ad un documento fiscale - non sia, in realtà, un “preconto”!