Il diverso, straniero di oggi

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“Una volta lo straniero era chi non parlava la nostra lingua. Oggi è il diverso. E’ straniero colui che è differente per religione e per etica. Così lo straniero diventa nemico prima ancora di essere conosciuto” (Enzo Bianchi)

10 febbraio: anch’io ricordo

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Il 10 febbraio di ogni anno si celebra, in Italia, il Giorno del ricordo, in memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale del secondo dopoguerra. “Una delle barbarie del secolo scorso”, come ha detto a riguardo il Presidente Napolitano.

La ricorrenza è stata istituita con la legge n. 92/2004, “al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”.

L’esperienza delle foibe è stata coperta, per lungo tempo, dalla “congiura del silenzio”, come ha detto il professor ed europarlamentare Paolo Barbi, “fase meno drammatica ma ancor più amara e demoralizzante dell’oblio” (sono sempre parole di Barbi). A questo proposito, Napolitano ha detto: “Anche di quella non dobbiamo tacere, assumendoci la responsabilità dell’aver negato, o teso a ignorare, la verità per pregiudiziali ideologiche e cecità politica, e dell’averla rimossa per calcoli diplomatici e convenienze internazionali”.

Sto ancora male al ricordo della notte del sequestro di mio padre, delle accuse tremende che gli gridano in faccia i gappisti piranesi, fazzoletto rosso e mitra spianato.

Sto male al ricordo del breve ritorno con mia madre a Pirano nell’inutile tentativo d’incontrarlo, dei manifesti infamanti affissi per le strade, delle parole del parroco don Malusà: “No signora xe mejo che no lo veda”, a sottolineare, lui che i prigionieri li può visitare, Dio sa quali conseguenze per i maltrattamenti subiti.

Sto male al pensiero del fabbro che forza la porta del nostro appartamento, a Pirano; degli uomini armati che profanano quelle amate stanze, quelle amate vecchie cose razziate e caricate su un carro già in attesa in contrada.

Sto male al ricordo delle lunghe notti insonni di Trieste nell’alloggio di via Guido Reni devastato dalle bombe nelle brande fradice dell’ECA, della pioggia che gocciola nei barattoli sistemati qua e là.

Sto male al pensiero di mamma che incurante del pericolo, testardamente percorre con altre la sterminata Jugoslavia nella speranza, nascosta nell’erba alta o fra le stoppie, di riconoscere tra i tanti volti emaciati e barbuti dei prigionieri dei campi, quello del suo caro.

Mio padre dunque resterà per sempre senza sepolcro. E senza un fiore.

(Anna Muiesan, figlia di Domenico, arrestato ed ucciso nelle foibe nel 1945).

How to give a great handshake

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Sembra un gesto così semplice, eppure quante “strette di mano” sgradevoli riceviamo ogni giorno? Due simpatici ragazzi ci spiegano cosa fare (e cosa non fare) quando si intende stringere una mano ad un’altra persona…


VideoJug: How To Give A Great Handshake

In trasferta a Mantova

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Da oggi e per qualche giorno sarò in trasferta, per lavoro, a Mantova. Cittadina con 48mila abitanti circa, Mantova è stata definita dal narratore e saggista inglese Aldous Huxley “la città più romantica del mondo“, a motivo dei suoi monumenti, dei suoi canneti e forse anche della nebbia che avvolge ogni strada e ogni piazza. Proprio la nebbia mantovana è richiamata da Charles Baudelaire, che definì la cittadina lombarda “un mondo addormentato in una calda luce“. Corrado Alvaro, giornalista, scrittore e poeta reggino, ha etichettato Mantova come un “paradiso di malinconia“, “fasciata da una solitudine come destin“, per dirla con Orio Vergani.

Insomma: se tra qualche giorno non doveste avere più notizie di me, avvisate le forze dell’ordine!

Morire di calcio (i commenti dei blogger)

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A distanza di qualche ora dalla tragica morte dell’ispettore Raciti si fanno sempre più numerosi gli interventi dei blogger sulla terribile e sconcertante vicenda. Tra gli altri segnalo:

  • Gaetano Amato, Dopo Catania (clic)
  • Il Blog del Magobone, Follia nel calcio… e il governo aspetta lunedì (clic)
  • Censura Rossa, Cambiano le circostanze, ma tutto rimane drammaticamente immobile (clic)
  • C’è Walter, La vergogna di essere tifoso rosanero (clic)
  • C’è Walter, Ombre mafiose sull’assassinio del poliziotto a Catania (clic)
  • A Destra, Nuovo lutto per il calcio (clic)
  • DestraLab, Senza parole (clic)
  • Daniele Ferretti, In ostaggio dei conigli incappucciati (clic) nuovo
  • Il Gabibbo, Rollerball (clic) nuovo
  • Ingrandimenti, Lo sport come alibi (clic) nuovo
  • Paolone, Così non mi piace più (clic) nuovo
  • Gremus, Il calcio puzza dai club (clic)
  • A Look to the Right, Calcio e violenza: ora basta (clic) nuovo
  • Libere risonanze, Milioni di bestie ed un pallone (clic)
  • Liberissimo, Sulle morti nel calcio non c’è da scandalizzarsi (clic)
  • Olifante, Sdegno e vergogna (clic) nuovo
  • Orpheus, Catania 2 febbraio 2007 - Milano 11 marzo 2006: circostanze diverse, stesso copione (clic) nuovo
  • Marco Paolemili, Fermiamo il calcio, poi facciamo ripartire tutto come prima (clic) nuovo
  • Il Paroliere, Tutto normale (clic)
  • Il Pensatore, Tifo violento: ci vuole una cura drastica! (clic)
  • Pippoz, Stronzi (clic)
  • Un posto nel mondo, O la vittoria o la morte (clic)
  • La Pulce di Voltaire, Chiudiamo il calcio. Per sempre (clic)
  • We the People, Stadio violento, sinistra ipocrita (clic)

Gli utenti di Wikinotizie hanno seguito per tutta la notte la vicenda: per leggere gli articoli scritti a riguardo, si può partire da qui.

Morire di calcio

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O meglio: morire a causa del calcio. Meglio ancora: morire a causa di un idiota delinquente che sfrutta una simulata passione per lo sport per dar sfogo alla propria pochezza.

Così succede che un giovane ispettore capo della Polizia di Stato, Filippo Raciti, muoia a causa di una bomba carta, fatta esplodere da un idiota delinquente fuori da uno stadio, dove si gioca una stupidissima partita di calcio. Aveva 38 anni. Aveva una moglie e due bambini, che stanotte piangono per la morte del proprio marito, del proprio papà.

Una volta si chiamava “calcio”. Una volta era motivo d’orgoglio per l’Italia. Una volta.

Se ne parla anche da C’è Walter e da Liberissimo.