Buon 2008, Bruno Contrada

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Ecco. Anche questo 2007 è finito e questa sera, per molti, sarà occasione di festa e baldorie. Per molto, ma non per tutti. Sicuramente non si festeggerà a casa dei familiari delle sette vittime dell’incendio alla ThyssenKrupp (ma spumante, cotechino e lenticchie temo non mancheranno sulla tavola di quei sindacalisti pronti ad alzare la voce solo per reclamare stipendi più alti e di norma silenziosi quando sarebbe ora di gridare allo scandalo per il mancato rispetto delle norme sulla sicurezza sul posto di lavoro). Festeggeranno lo stesso (con annesso contorno di botti e patatrac) i napoletani, che forse farebbero meglio a reclamare dignità, quella dignità che hanno perduto sommersa dai rifiuti e dalle collusioni tra sistema politico, autorità amministrativa e criminalità organizzata che fanno sì che tali rifiuti continuino ad ammassarsi ai bordi delle strade (e che in queste ore qualcuno sta bagnando - non raccogliendo: bagnando - per il timore che possano incendiarsi in occasione dei “festeggiamenti” di San Silvestro). Non sarà un 31 dicembre lieto a casa dei familiari di Bruno Contrada.

Proprio su Contrada vorrei spendere due parole.

Non farò riferimenti alla vicenda del giovane rom che, ubriaco e drogato, alla guida di un veicolo ha ucciso quattro persone e ora è fotografato come fosse un vip e, da vera star, fa da testimonial per dei pantaloni sdruciti. No, sarebbe troppo facile. Cerco di fare mente locale sulla vicenda - professionale, umana e giudiziaria - di quest’uomo, che con orgoglio continua a definirsi “servitore dello Stato”, quello stesso Stato che lo sta prendendo a pesci in faccia.

Contrada era un poliziotto. Un poliziotto bravo, devo supporre, perché in Polizia ha fatto carriera, fino a diventare un dirigente del SISDE. Mica cotica. Un dirigente stimato dai suoi stessi colleghi e dai suoi superiori che, anche durante il processo che l’ha visto imputato, hanno testimoniato sulla sua serietà, sulla sua professionalità, sulla sua credibilità. Ma a loro - uomini in divisa, anche loro “servitori dello Stato” - la Magistratura non ha creduto. Ha creduto, invece, alla voce di ex (?) delinquenti pentiti, che hanno affermato che Contrada era colluso con la piovra. Di qui la condanna per concorso esterno in associazione mafiosa. Ora… già il concetto di “concorso esterno” mi fa storcere un po’ la bocca: se faccio il palo alla banda Bassotti non faccio forse anch’io parte di quella banda? Se collaboro con la mafia, non sono forse mafioso anch’io? Cosa vuol dire “concorso esterno”? Ma tant’è: la legge prevede questa ipotesi di reato e Contrada finisce in carcere (dopo aver già trascorso dietro le sbarre un paio d’annetti, in attesa di giudizio). E per lui non si applica alcun beneficio: né gli arresti domiciliari, né l’affidamento ai servizi sociali. Niente: che vada in carcere e che sconti la sua pena. E questo nonostante la Corte d’Appello lo avesse assolto, nonostante le parole di stima profuse da esponenti della Polizia e del Viminale (saranno stati collusi anche loro con la mafia?).

Non sto dicendo che Contrada meriti la grazia. Non ho assolutamente gli strumenti per poterlo dire. Ma sono convinto che il sistema giudiziario, così com’è, proprio non funziona. Lo testimonia la carcerazione di Contrada e la libertà concessa a tante - troppe - persone, congedate dagli istituti di pena (quando vi hanno fatto ingresso) con una pacca sulle spalle e una efficace paternale: “Va’ e non fare più casini, eh?, mi raccomando!”. Forse di questo si doveva occupare il Ministro della Giustizia e sindaco di Ceppaloni, Mario Clemente Mastella. Ma forse era troppo occupato a volare con aerei di Stato per andare, assieme al figlio e séguito, al Gran premio; oppure a cercare - ricatto alla mano - di ritagliarsi il suo posticino anche nella nuova legge elettorale; o forse ad imporre la cancellazione della norma antiomofobia dal cosiddetto “pacchetto sicurezza”; o forse, ancora, a tenere in vita quel surrogato di giornale che, finanziato dallo Stato, esce (?) in edicola con il nome di “Campanile”; o ancora a lamentarsi perché “Non so se siamo pagati troppo, probabilmente un po’ meno del giusto”; oppure… Beh! L’elenco potrebbe continuare a lungo ma ve lo risparmio. D’altro canto, ci sarà un motivo se Mastella è al penultimo posto nel sondaggio sulla fiducia degli italiani nei confronti dell’Esecutivo realizzato da Repubblica.

In ogni caso, dottor Contrada, il mio augurio per un 2008 di giusta giustizia è tutto per Lei. 

Quali prospettive per l’economia del 2008?

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Un altro contributo, pubblicato su 11minuti e sull’Opinione:

Negli ultimi quattro anni, i mercati finanziari sono stati caratterizzati da una crescita quasi ininterrotta dei listini azionari, da tassi di interesse particolarmente bassi, da una volatilità contenuta e da una liquidità abbondante. Le previsioni di crescita dell’economia per l’anno 2008 non sono, però, ispirate a particolare ottimismo, dopo lo scoppio della mina dei mutui subprime statunitensi. E oltre la crisi dei mutui a stelle e strisce non garantiti, pare che la debolezza della moneta verde, il sensibile incremento del prezzo del greggio e di altre materie prime, la riduzione dei tassi di crescita delle economie occidentali e la riduzione rispetto alle stime degli utili aziendali costringeranno il mercato a fare i conti con due “bestie nere” dell’economia: il “credit crunch” e la “stagflation”.

Il primo può essere tradotto, nella sostanza, in un giro di vite sul credito e dunque in una diminuzione della quantità di denaro liquido sul mercato, con conseguente aumento del suo prezzo per le imprese. La “stagflation”, invece, è un neologismo, coniato per indicare la combinazione tra la stagnazione economica e l’inflazione, nei confronti della quale, comunque, il sistema economia ha una sorta di “paracadute” offerto dai mercati emergenti, che contribuiranno, nel 2008, per 3/5 alla crescita del PIL mondiale. In questo senso, infatti, si comprende lo scarso decremento nella stima della crescita globale ipotizzato dal Fondo monetario internazionale nel “World economic outlook” autunnale (dal 5,2% al 4,8%) che, se verificata, etichetterebbe il 2008 quale sesto anno consecutivo con un indice di espansione sopra il 4%.

Resta il fatto che nei primi undici mesi di quest’anno, la Borsa di Milano ha perso 10 punti percentuali, qualificando l’Italia tra i fanalini di coda nel panorama mondiale. Tale risultato può essere spiegato ricorrendo ad almeno due ordini di ragioni. Anzitutto occorre ricordare che un terzo della capitalizzazione di Piazza Affari è costituito da aziende di credito, che hanno evidentemente risentito per prime della crisi scatenata dai mutui subprime. Inoltre, un peso è stato sicuramente giocato dalla drastica riduzione in ribasso delle stime di crescita delle nostre società quotate.

Cosa ci dobbiamo realisticamente aspettare, dunque, per l’economia dell’anno venturo?

Anzitutto, una riduzione delle attività di “private equity” e una contrazione importante delle operazioni di acquisizione. Inoltre, un aumento del costo del denaro per le imprese. Il tutto in un panorama in cui l’incertezza sarà il “fil rouge” che farà da sfondo ai mercati azionari e, per converso, alle scelte degli operatori finanziari.

Secondo Simon Johnson, capoeconomista del Fondo monetario internazionale, “chi offre prestiti ha già adottato standard più severi, e se i finanziamenti dovessero divenire disponibili con meno immediatezza non è da escludere un calo più marcato dei prezzi del mercato immobiliare, che appare sopravvalutato in diverse zone del mondo”. Uno scenario di questo tipo, evidentemente, attaccherebbe dapprima i consumi delle famiglie statunitensi per poi abbattersi anche sui bilanci degli istituti di credito, chiamati a fronteggiare sempre più casi di insolvenza. Questo avrebbe inevitabili ripercussioni anche sul resto del mondo perché – sono sempre parole di Johnson – “la tempesta sui mercati finanziari globali potrebbe essere di intralcio ai flussi di capitale diretti verso queste aree e innescare una serie di problemi sui mercati domestici”.

Work in progress

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Anno nuovo, template nuovo! Ci sto lavorando un po’ sopra: se qualcosa non funziona al 100% non vogliatemene, e magari segnalatemelo! Thank you in advance.

Bassolino condannato dalla Corte dei Conti ma è ancora al suo posto

Inserito in: Annotazioni, Politica

“Mi si accusa senza prova e senza indizi”: con queste parole, il Presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino, aveva commentato la notizia del suo rinvio a giudizio per truffa aggravata ai danni dello Stato e frode in pubbliche forniture. L’indagine, avviata dalla Procura di Napoli, coinvolse Bassolino nella sua qualità di (allora) commissario governativo per l’emergenza rifiuti, emergenza che - com’è noto - non è certo risolta.

Attorno al Governatore Bassolino, quest’estate, si sono stretti i vertici del sinistracentro, con commenti che non lasciavano spazio a dubbi. Piero Fassino: “Chiunque lo conosca non può aver alcun dubbio sulla dedizione, il rigore amministrativo, il senso delle istituzioni che hanno sempre ispirato l’azione politica e istituzionale di Bassolino”. Luigi Nicolais: “Sono convinto della sua onestà. Ho avuto modo di apprezzare la sua dedizione verso le istituzioni”. Walter Veltroni: “Saprà dimostrare la correttezza dei suoi comportamenti”.

Di tutt’altro avviso è risultata essere la Magistratura contabile: la Sezione Giurisdizionale campana della Corte dei Conti ha condannato Bassolino a risarcire allo Stato 3,2 milioni di euro a motivo della creazione di un “call center ambientale” nel quale hanno trovato posto 100 lavoratori socialmente utili (che bello sarebbe andare a vedere come sono stati individuati i 100 fortunati…). Ebbene, secondo la Corte dei Conti - i cui tempi sono notoriamente più rapidi rispetto a quelli della Magistratura ordinaria penale - Bassolino non aveva alcuna competenza per la creazione di un call center di quel genere. E per questo è stato condannato. A chi dovrà essere versato il risarcimento? Alla Regione Campania che, ancora, spavaldamente, Bassolino presiede. In altre parole, dovrà versare quei danari a se stesso.

In qualunque Paese civile, l’interessato si sarebbe dimesso da qualunque carica pubblica. Lo avrebbe fatto ben prima che si giungesse a una qualsiasi sentenza. Già. In un Paese civile. Perché nella nostra Italia, Bassolino siede ancora sulla sua poltrona. E costringe sempre più persone a domandare al Capo dello Stato di commissariare la Regione Campania, a mente dell’articolo 126 della Costituzione.

Per saperne di più sull’emergenza rifiuti, cliccate qui e guardate questo video:

Magistratura militare, tagli su misura

Inserito in: Annotazioni, Politica

Ricordo le due inchieste giornalistiche recentemente condotte sulla Magistratura militare: sia Report sia Radio24 hanno messo in luce che i “giudici con le stellette” non sono avvezzi ad ammazzarsi di lavoro e ben venga, allora, la scure con la quale la Finanziaria si è abbattuta su di loro.

I Tribunali militari passeranno da nove a tre (superstiti sono le sedi di Roma, Napoli e Verona) e rimarrà in piedi una sola Corte d’Appello (a Roma; fino ad oggi erano tre). Con conseguente ridimensionamento dell’organico, che sarà ridotto da 103 a 58 unità. Anzi no: 58 più 3, cioè 61. Sì, perché rispetto al testo licenziato dal Senato, il Governo ha apportato una piccola modifica alla norma taglia-sprechi che ha consentito di mantenere in servizio “i magistrati fuori ruolo al 28 settembre 2007″. Poi  uno si va ad informare e scopre che i magistrati militari “fuori ruolo al 28 settembre 2007″ sono solo tre. E scopre che tutti e tre sono “vicini” all’attuale Esecutivo. Si tratta, infatti: del dottor Giancarlo Bellelli, già Presidente del Tribunale di Torino ed ora in servizio all’Ambasciata italiana all’Aja; della dottoressa Maria Teresa Poli, impegnata al Dipartimento Affari giuridici e legislativi della Presidenza del Consiglio e della giovane dottoressa Daniela Melchiorre, che ha un posto da Sottosegretario al Ministero della Giustizia.

Sarò malizioso, ma a me questi “tagli” sembrano stati fatti su misura, con abilità sartoriale.

Mamma mia che Prodi!

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Premesso che Emilio Fede non è il mio giornalista preferito, nel caso di specie non posso che essere d’accordo con lui. Il comportamento di Romano Prodi, in questa circostanza (non recente, ma poco importa), è penoso ed inqualificabile…

Pomposi anglicismi

Inserito in: Annotazioni

Oggi ho scoperto che, se dovessi redigere il mio curriculum in lingua inglese, la mia professione potrebbe essere sintetizzata in “Chief financial officer (CFO)” e “Property manager”. Certo che detto così sembra una cosa importante…

L’irresistibile Lucia Fraboni

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Ho assistito, ieri sera, allo spettacolo che Lucia Fraboni ha tenuto al cineteatro “Italia” di Macerata. Ho recentemente avuto modo di conoscere Lucia anche fuori dal palco, dopo aver ascoltato le registrazioni di alcune sue trasmissioni radiofoniche. Ma vederla a teatro, dal vivo, ha avuto un fascino tutto particolare.

Lucia è una giovane cabarettista jesina della quale, oramai, mi considero un accanito fan. E’ una vera forza della natura, una fuoriclasse: incredibile la sua capacità di interpretare le diverse caratteristiche della “marchigianità” e contagiosa la sua ironia, capace di scacciare ogni cattivo pensiero. Ci si siede e la si guarda, immergendosi in una unica grande risata che ti accompagna dal principio alla fine dello spettacolo.

Ieri sera, Lucia ha interpretato la professoressa Pigliapoco (insegnante di materie umanistiche al liceo classico in pensione, che guarda con spocchia gli istituti professionali e tecnici), Adalgisa Palpacelli (estetista maceratese dai modi decisamente non morigerati), Rosy Pataracchia (pesarese, costretta a friggere nel ristorante del marito ma con ambizioni artistiche) e Stamura Piccioni (nella foto; bidella anconetana, abbandonata per la badante polacca dal marito dopo un lungo matrimonio).

Alla fine dello show, avevo le mandibole doloranti. Consiglio a tutti di seguire il suo blog per scoprire le sue prossime date. Se vi capita, andate a vederla! Ne vale veramente la pena…

Lo scandalo del comandante Catanzaro è un vero scandalo?

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Non sono passati molti giorni dallo scoop giornalistico che ha esposto sulla pubblica gogna il comandante generale della Polizia Municipale di Roma, Giovanni Catanzaro. I fatti saranno sicuramente già noti a tutti: il comandante è stato “sorpreso” mentre esponeva, sulla propria autovettura, il contrassegno invalidi (scaduto) intestato alla madre della compagna. Da più parti si è gridato allo scandalo. Ma a riguardo ho trovato molto interessante un post dell’amico Domenico. Nel suo Megafono, Naso scrive:

Lo scandalo che ha coinvolto Giovanni Catanzaro, comandante dei vigili urbani di Roma, è una bufala. O almeno un pretesto. Il Messaggero ha pubblicato il presunto “scoop”: Catanzaro ha usato un permesso disabili per parcheggiare dove gli pare. I mainstream media hanno amplificato la cosa, presentandola nella maniera più seria possibile. E allora Veltroni che fa? Approfitta della situazione e caccia il comandante dei vigili. Tutto normale? Così sembrerebbe. Anzi, da più parti si plaude al gesto moralizzatore del sindaco di Roma. Tutta una panzana, una montatura, un disegno architettato da tempo. Le prove? Eccole, ce le fornisce un articolo di Claudia Passa, pubblicato da “il Giornale” in data 19 settembre 2006 (un anno e due mesi fa, dunque, nel giorno della nomina di Catanzaro):

“Lo scettro del comando non è destinato a restare a lungo nelle mani di Catanzaro: la scelta è stata sofferta, e chi ha avuto modo in questi giorni di confrontarsi con il sindaco e il suo staff afferma che il primo cittadino avrebbe preferito altre soluzioni. Cosa sia accaduto per fargli cambiare idea non è dato sapere. Si sa invece da autorevoli fonti che nel provvedimento di «investitura» che oggi passerà in Giunta non sarebbe indicata alcuna data di fine incarico. Un dettaglio che non deve stupire, giacché Catanzaro è un dirigente interno all’organico dell’amministrazione e non un «outsider» a contratto come il suo predecessore. Ma che solleva qualche interrogativo circa la sicurezza con cui il Campidoglio, nei giorni scorsi, aveva lasciato filtrare l’indiscrezione secondo la quale il comandante dai baffi bianchi avrebbe lasciato la sua poltrona a dicembre del 2007, non un giorno oltre“.

Altro che scandalo, dunque. Era tutto deciso, persino la data. Qualche giornale ha ricordato il precedente sul proprio sito? No, per nulla. Ma non c’è di che meravigliarsi. Proprio un giornale (il Messaggero) si è reso complice del complotto contro Catanzaro, ordito da Veltroni stesso o da chi per lui. Speriamo che questa nostra segnalazione circoli. Aiutateci a far circolare la verità. Linkate e diffondente!