Ecco. Anche questo 2007 è finito e questa sera, per molti, sarà occasione di festa e baldorie. Per molto, ma non per tutti. Sicuramente non si festeggerà a casa dei familiari delle sette vittime dell’incendio alla ThyssenKrupp (ma spumante, cotechino e lenticchie temo non mancheranno sulla tavola di quei sindacalisti pronti ad alzare la voce solo per reclamare stipendi più alti e di norma silenziosi quando sarebbe ora di gridare allo scandalo per il mancato rispetto delle norme sulla sicurezza sul posto di lavoro). Festeggeranno lo stesso (con annesso contorno di botti e patatrac) i napoletani, che forse farebbero meglio a reclamare dignità, quella dignità che hanno perduto sommersa dai rifiuti e dalle collusioni tra sistema politico, autorità amministrativa e criminalità organizzata che fanno sì che tali rifiuti continuino ad ammassarsi ai bordi delle strade (e che in queste ore qualcuno sta bagnando - non raccogliendo: bagnando - per il timore che possano incendiarsi in occasione dei “festeggiamenti” di San Silvestro). Non sarà un 31 dicembre lieto a casa dei familiari di Bruno Contrada.
Proprio su Contrada vorrei spendere due parole.
Non farò riferimenti alla vicenda del giovane rom che, ubriaco e drogato, alla guida di un veicolo ha ucciso quattro persone e ora è fotografato come fosse un vip e, da vera star, fa da testimonial per dei pantaloni sdruciti. No, sarebbe troppo facile. Cerco di fare mente locale sulla vicenda - professionale, umana e giudiziaria - di quest’uomo, che con orgoglio continua a definirsi “servitore dello Stato”, quello stesso Stato che lo sta prendendo a pesci in faccia.
Contrada era un poliziotto. Un poliziotto bravo, devo supporre, perché in Polizia ha fatto carriera, fino a diventare un dirigente del SISDE. Mica cotica. Un dirigente stimato dai suoi stessi colleghi e dai suoi superiori che, anche durante il processo che l’ha visto imputato, hanno testimoniato sulla sua serietà, sulla sua professionalità, sulla sua credibilità. Ma a loro - uomini in divisa, anche loro “servitori dello Stato” - la Magistratura non ha creduto. Ha creduto, invece, alla voce di ex (?) delinquenti pentiti, che hanno affermato che Contrada era colluso con la piovra. Di qui la condanna per concorso esterno in associazione mafiosa. Ora… già il concetto di “concorso esterno” mi fa storcere un po’ la bocca: se faccio il palo alla banda Bassotti non faccio forse anch’io parte di quella banda? Se collaboro con la mafia, non sono forse mafioso anch’io? Cosa vuol dire “concorso esterno”? Ma tant’è: la legge prevede questa ipotesi di reato e Contrada finisce in carcere (dopo aver già trascorso dietro le sbarre un paio d’annetti, in attesa di giudizio). E per lui non si applica alcun beneficio: né gli arresti domiciliari, né l’affidamento ai servizi sociali. Niente: che vada in carcere e che sconti la sua pena. E questo nonostante la Corte d’Appello lo avesse assolto, nonostante le parole di stima profuse da esponenti della Polizia e del Viminale (saranno stati collusi anche loro con la mafia?).
Non sto dicendo che Contrada meriti la grazia. Non ho assolutamente gli strumenti per poterlo dire. Ma sono convinto che il sistema giudiziario, così com’è, proprio non funziona. Lo testimonia la carcerazione di Contrada e la libertà concessa a tante - troppe - persone, congedate dagli istituti di pena (quando vi hanno fatto ingresso) con una pacca sulle spalle e una efficace paternale: “Va’ e non fare più casini, eh?, mi raccomando!”. Forse di questo si doveva occupare il Ministro della Giustizia e sindaco di Ceppaloni, Mario Clemente Mastella. Ma forse era troppo occupato a volare con aerei di Stato per andare, assieme al figlio e séguito, al Gran premio; oppure a cercare - ricatto alla mano - di ritagliarsi il suo posticino anche nella nuova legge elettorale; o forse ad imporre la cancellazione della norma antiomofobia dal cosiddetto “pacchetto sicurezza”; o forse, ancora, a tenere in vita quel surrogato di giornale che, finanziato dallo Stato, esce (?) in edicola con il nome di “Campanile”; o ancora a lamentarsi perché “Non so se siamo pagati troppo, probabilmente un po’ meno del giusto”; oppure… Beh! L’elenco potrebbe continuare a lungo ma ve lo risparmio. D’altro canto, ci sarà un motivo se Mastella è al penultimo posto nel sondaggio sulla fiducia degli italiani nei confronti dell’Esecutivo realizzato da Repubblica.
In ogni caso, dottor Contrada, il mio augurio per un 2008 di giusta giustizia è tutto per Lei.

Ricordo le due inchieste giornalistiche recentemente condotte sulla Magistratura militare: sia
Ho assistito, ieri sera, allo spettacolo che 



