I “tribunalini” italiani: uno spreco di risorse o un presidio di legalità?
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Sono sessantatré gli uffici giudiziari italiani di piccole dimensioni e per questo definiti dal Ministero di Grazia e giustizia come “tribunalini”, la cui pianta organica conta meno di quindici giudici. Ciascuno di essi, va da sé, ha la sua Procura della Repubblica, i suoi cancellieri, i suoi uffici di Polizia giudiziaria, il suo piccolo o grande bilancio per i servizi, la gestione e le manutenzioni.
Sparsi in tutta Italia (con le eccezioni di Emilia Romagna e Puglia), i “tribunalini” sono nati per i motivi più diversi, molti dei quali divenuti oramai anacronistici. Un tribunale fu “regalato”, secoli or sono, alla contea di Modica, ad una manciata di chilometri da Ragusa mentre, nonostante i soli trenta chilometri di distanza, sia Voghera sia Pavia hanno un proprio ufficio giudiziario a motivo dei contrasti – ragionevolmente oramai sopiti – tra il Regno di Sardegna ed il Lombardo-Veneto.
Da qualche tempo a questa parte, i “tribunalini” sono oggetto del contendere tra i sostenitori di due scuole di pensiero. Secondo alcuni, infatti, la loro abolizione consentirebbe una riduzione dei (non certo modesti) costi della Giustizia. Secondo altri, invece, essi costituiscono presìdi di una sorta di “giustizia di prossimità”, capace di offrire una risposta rapida ed efficiente al cittadino.
La media italiana è di 584 fascicoli per giudice, cui si contrappongono, ad esempio, le 257 cause mediamente assegnate ai magistrati in forza al Tribunale di Mistretta (ME), sul cui territorio insiste un bacino d’utenza che supera appena le tremilacinquecento unità, o i poco più numerosi fascicoli (283) che giacciono sulle scrivanie dei giudici di Nicosia (EN). Non raggiungono, comunque, la media di 400 pratiche per giudice neanche i Tribunali di Camerino (MC), Sala Consilina (SA), Enna, Gela (CL), Sciacca (AG) e Lanusei (OG).
Anzitutto, va detto che le piccole dimensioni non determinano, automaticamente, tempi brevi. Emblematico è il caso di Voghera: 10 giudici con 476 fascicoli ciascuno. Qui occorrono quattordici mesi per concludere il primo grado di giudizio davanti al giudice penale monocratico, contro i dieci mesi necessari presso il Tribunale di Roma. Il motivo va ricercato nelle difficoltà organizzative cui i “tribunalini” sono costretti: basta la malattia di un magistrato o di un cancelliere, ad esempio, a causare profondi stravolgimenti nella programmazione del lavoro. E così le rapine negli uffici postali, i furti negli appartamenti, piccoli e grandi reati commessi da pubblici amministratori, lo spaccio di sostanze stupefacenti, … necessitano di tempi lunghi per essere accertati. D’altro canto, il Procuratore capo, Aldo Cicala, è rimasto – in compagnia del Presidente del Tribunale, Fabrizio Poppi – senza auto di servizio: il contratto di noleggio è scaduto ad ottobre e non è stato rinnovato. Ed i denari per le spese d’ufficio sono finiti già prima dell’estate.
In altri casi, le piccole dimensioni degli uffici giudiziari risultano comunque eccessive rispetto al carico di lavoro. Come nel caso di Acqui Terme: 6 giudici con 363 fascicoli ciascuno. Zona tranquilla, evidentemente: l’ultimo reato finanziario grave ricordato è una bancarotta che riguardava una Sim. La Procura acquese ha fatto recuperare alle parti lese metà del danno sofferto, complessivamente quantificato in 7mila euro. “Saremmo in grado di reggere anche un carico di lavoro maggiore di quello che c’è. Se ci fosse!”, commenta il Procuratore della Repubblica di Acqui, Maurizio Picozzi. In ogni caso, i tempi medi di decisione superano, anche qui, i ventuno mesi.
Sono numerose, insomma, le ragioni che dovrebbero portare alla chiusura di questi uffici, ragioni di cui il Ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, potrebbe tener conto nel redigere il piano operativo di riordino promesso per la prossima primavera. Il più sarà vedere se, all’epoca, occuperà ancora un posto in via XX Settembre e, nel caso, se non avrà nessuna incombenza più grave cui far fronte. Nel frattempo, il Procuratore della Repubblica di Acqui, grazie alle acque termali che sgorgano nella cittadina, ha risolto il suo problema del colon spastico.






2 Gennaio 2008 alle 19:48
Per non parlare poi dei Tribunali militari…molti dei quali veramente servono a niente..salvo a consentire una vita agiata e serena ai magistrati che vi lavorano…
2 Gennaio 2008 alle 20:05
Certo! In effetti due inchieste, una di Report e una di Radio24, hanno messo in luce che i «giudici con le stellette» non sono avvezzi ad ammazzarsi di lavoro e ben venga, allora, la scure con la quale la Finanziaria si è abbattuta su di loro. Peraltro di Magistratura militare ho recentemente parlato qui…