Cuffaro: un altro che dovrebbe dimettersi (ma non lo farà)
Inserito in: Annotazioni, PoliticaIeri è stata pronunciata la sentenza contro Salvatore Cuffaro, detto “Totò”, imputato presso il Tribunale penale di Palermo per favoreggiamento aggravato e rivelazione di segreti d’ufficio.
I giudici della terza sezione hanno condannato il Governatore della Sicilia a cinque anni di reclusione e all’interdizione dai pubblici uffici, pur non riconoscendo l’aggravante di aver favorito Cosa nostra. I fatti accertati dalla Magistratura, in soldoni, sono questi: Cuffaro apprende da un ex maresciallo dei Carabinieri, tale Borzacchelli (poi eletto deputato regionale) che il Ros avrebbe installato delle microspie nell’abitazione di tale Guttadauro, boss di Brancaccio. Il salotto di Guttadauro era all’epoca frequentato da tale Miceli, ex assessore comunale alla sanità ed iscritto, come Cuffaro, all’Udc, già condannato ad otto anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Cuffaro avrebbe informato Miceli dell’esistenza delle “cimici” e questi ne avrebbe dato notizia a Guttadauro, bruciando così l’inchiesta.
Ascoltata la sentenza in aula, il Governatore ha subito precisato che non intende dimettersi: “Sapete tutti, l’ho detto da un anno che mi sarei dimesso soltanto se ci fosse stata l’aggravante [costituita dall'aver favorito, con il proprio comportamento, un'associazione mafiosa]. Da domani mattina ricomincerò a lavorare per la Sicilia perché il governo [siciliano] non può restare ancora in questo stato di impasse”.
Ora… a dir la verità, ad ottobre dell’anno scorso la clausola che subordinava le dimissioni al riconoscimento da parte dei giudici di collusioni con la mafia non c’era, almeno a quanto riportava all’epoca la stampa. Ma è comunque vero che la sentenza non è ancora definitiva, visto che il Governatore ha già preannunciato ricorso in appello e che ricorso potrà essere presentato anche dalla Procura. Dunque è vero che, tecnicamente parlando, Cuffaro può legittimamente proseguire nel suo incarico politico. Ma quello che mi domando è se non sarebbe opportuno, politicamente ed eticamente parlando, rassegnare le dimissioni in casi come questi.
Un Governatore regionale comunque condannato per reati gravi (il favoreggiamento e la rivelazione di segreti d’ufficio) dovrebbe avere il coraggio e l’onestà di dimettersi perché la sua figura politica è stata gravemente macchiata e, per questo, non può più essere “al di sopra di ogni sospetto”, come ogni incarico politico richiede.
Ma sappiamo tutti che questa è poco più di una pia illusione. E che Cuffaro, in compagnia di tanti altri politici che - a livelli differenti - condividono con lui sistuazioni analoghe, resteranno al loro posto fino all’ultimo respiro. Purtroppo.





