Chantal Sebire: “Ho chiesto a Sarkozy di poter morire”

Inserito in: Annotazioni, Internazionale

In Francia vige la cosiddetta “Legge Léonotti” del 2005, in virtù della quale occorre tutelare i pazienti in fin di vita ma che vieta espressamente l’eutanasia. Così Chantal Sebire, 52 anni, ha scritto al presidente francese, Sarkozy: “Nel 2000 ho smesso di sentire sapori e odori. Poi il tumore ha attaccato la vista. Il dolore, a volte, è fortissimo e soffro di fitte che durano anche ore”.

La signora Sebire, ex insegnante, tre figli, un tumore che la ha completamente sfigurato il volto (qui la foto) e l’ha resa cieca, ha chiesto di poterla far finita: “Neanche un animale sarebbe costretto a vivere come me”.

Veltroni, il programma dei “Ma anche”

Inserito in: Annotazioni, Politica

Decisamente interessante il pezzo scritto ieri da Stefano Caliciuri sull’edizione online di Ideazione. Dice Stefano:

Walter Veltroni ha presentato il programma elettorale del partito Democratico. In trentadue pagine sono contenute le azioni che il governo dovrà perseguire per risolvere “i quattro problemi dell’Italia: inefficienza economica, disuguaglianza, poca libertà di perseguire il proprio disegno di vita, scarsa qualità della democrazia”. [...] Ma se da una parte si vorrebbe attuare una politica di liberalizzazioni, dall’altra esiste ancora una forte impronta di decisionismo statale.

Qui l’intero articolo.

Passandro a temi forse un po’ più leggeri, segnalo anche il bell’intervento di Domenico Naso, sempre su Ideazione, sull’edizione 2008 del Festival di Sanremo. Il titolo dice tutto: “Bandiera rossa trionfa all’Ariston“:

A Sanremo va in onda la festa dell’Unità: dal veltronismo all’antiamericanismo, è tutto un fiorire di retorica di sinistra. Alla faccia del par condicio.

Conti dormienti: è bene che suoni la sveglia

Inserito in: Economia

Ammontano ad una cifra stimata tra i 10 e i 15 miliardi di euro: sono i cosiddetti “conti dormienti”, ovvero quei depositi (conti correnti bancari o postali, libretti di risparmio, titoli obbligazionari o azionari o di Stato, contratti assicurativi) che non sono più movimentati da oltre dieci anni e che hanno un saldo superiore a 100 euro.

Entro ieri, le banche, gli intermediari e le assicurazioni hanno dovuto inviare ai titolari dei “conti dormienti” una comunicazione, con la quale il destinatario è invitato ad effettuare un’operazione, o comunque a farsi vivo. Il tenore della lettera, spedita a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno, è più o meno il seguente:

Egregio signor Tizio Caio,

la informiamo che il Suo conto presso la nostra banca da dieci anni non registra alcuna movimentazione e che se entro 180 giorni dal ricevimento della presente raccomandata non avremo sue comunicazioni, le somme depositate saranno devolute ad un apposito fondo, istituito per legge in favore dei risparmiatori che hanno subito frodi finanziarie.

Il titolare del conto, dunque, ha tre mesi di tempo per “risvegliarlo”. Lo potrà fare, ad esempio:

  • richiedendo un blocchetto di assegni
  • richiedendo un aggiornamento contabile
  • richiedendo una copia di qualsiasi documentazione bancaria
  • comunicando la variazione del proprio indirizzo di residenza
  • comunicando espressamente la volontà di voler continuare il rapporto

Attenzione! Non evitano la dormienza:

  • l’accredito di un bonifico da parte di terzi
  • l’addebito di utenze domiciliate
  • altre operazioni automatiche (come, ad esempio, i RID)
  • la scadenza ultradecennale di un titolo contenuto nel dossier titoli non movimentato
  • la mancata movimentazione dei depositi soggetti a tacito rinnovo.

Trascorso il termine di 180 giorni, i depositi non movimentati saranno trasferiti ad un Fondo (gestito da una commissione nominata dal Ministero dell?Economia) cui si attingerà per i risarcimenti a favore delle vittime dei crack finanziari o per la stabilizzazione dei precari della Pubblica amministrazione.

Entro il 31 marzo di ogni anno, poi, le banche e gli intermediari finanziari dovranno fornire al Ministero dell’Economia una lista dei rapporti dormienti. La lista sarà pubblicata, a spese dei titolari, sul sito del Ministero e su un quotidiano nazionale.

Gli ignoranti aspiranti magistrati

Inserito in: Annotazioni

Ultimo concorso per la Magistratura: 380 posti da coprire.

Su 43.000 domande presentate, solo 4.000 candidati si sono presentati. Costituiscono l’8% degli aspiranti coloro che sono stati ammessi alla prova orale: 342. Di questi sono “sopravvissuti” in 319, tra cui anche tre candidati che - pur non avendo ottenuto alcuna insufficenza - non avevano raggiunto la votazione minima prevista ma sono stati comunque dichiarati idonei con provvedimento del Ministero della Giustizia. Gli altri posti sono rimasti vacanti.

Sconcertante il commento di Matteo Frasca, giudice a Palermo, commissario nella commissione d’esame del concorso:

Questo risultato crea non poche perplessità sul livello medio di preparazione dei partecipanti. Le indicibili citazioni, che non riferisco solo per pudore, hanno indotto seri dubbi sulle modalità di conseguimento del diploma di scuola media superiore.

Fantasmi in ufficio: occorre ridare senso al lavoro

Inserito in: Annotazioni, Economia

Secondo la “piramide di Peter”, in una organizzazione gerarchica più alto è il grado, più cresce l’incompetenza.

Per David Bolchover la realtà è ancora più preoccupante. Nel suo The living dead, il manager prestato alla saggistica sostiene che nelle piccole aziende si lavora duro, anche senza qualifiche dirigenziali, e lo stipendio sale. Salendo, poi, in strutture più grandi, si acquisisce il livello di direttore di divisione, si lavora di meno e lo stipendio è alto. In aziende ancora più grandi, la mole di lavoro diminuisce ed aumenta lo stipendio.

A parte la provocazione di Bolchover, in molte aziende, comunque, si lavora davvero poco. Trovano sempre il proprio spazio sia gli imboscati, sia i depressi ed i frustati, nel cui animo la motivazione di inizio incarico lascia presto il posto al disimpegno.

Secondo alcuni, negli Stati Uniti e in Gran Bretagna il 20% della forza lavoro delle aziende medio-grandi è “attivamente disimpegnato”. Il 15% naviga in Internet per motivi personali.

Occorre ridare senso al lavoro, rilanciare la partecipazione, introdurre incentivi di produzione, adottare pratiche meritocratiche trasparenti, investire sui quadri. Perché il problema (di grave problema si tratta) non appartiene solo alla sfera del pubblico impiego.

Onore al maresciallo Pezzullo

Inserito in: Annotazioni, Internazionale
Pezzullo Giovanni

Si svolgeranno tra poco le esequie del 1° maresciallo Giovanni Pezzullo, 44 anni, geniere in forza al Cimic Group South di Motta di Livenza, ucciso in uno scontro a fuoco a sessanta chilometri da Kabul. Già scampato all’attentato di Nassiriya, il 1° maresciallo Pezzullo è stato colpito da numerosi colpi di arma da fuoco esplosi da un gruppo di talebani mentre stava distribuendo viveri e medicinali alla popolazione locale.

Addio, Giovanni.

Zumwinkel e Cuffaro, ovvero dell’etica e della politica

Inserito in: Annotazioni, Economia, Internazionale, Politica

I tedeschi, si sa, non sono mai stati teneri nei confronti degli italiani. Sicuramente non lo sono di questi tempi, con l’ennesima crisi di governo, gli “show” dei nostri parlamentari in aula e consimili amenità.

Tutto sommato, la vicenda di Klaus Zumwinkel ristabilisce un po’ di equilibrio. Zumwinkel è il presidente di Deutsche Post, indagato per evasione fiscale e in stato di libertà dopo aver pagato una importante cauzione. Allora anche in Germania non mancano i problemi. Allora anche in Germania la dimensione etica negli affari e nella società scricchiola.

Però in Germania - a differenza di quanto avviene in Italia - la vicenda è stata messa in piazza. E’ stata utilizzata come deterrente contro l’evasione fiscale. La Germania, insomma, ha dimostrato di volersi opporre con forza al declino morale. Da noi, invece, Casini ci fa sapere che - alle prossime Politiche - Cuffaro sarà candidato nelle liste dell’Udc, nonostante la condanna subita in primo grado per favoreggiamento e rivelazione di segreto d’ufficio.

Un motivo in più offerto ai tedeschi per deriderci. E, almeno a volte, non hanno neanche torto.

Cronaca di un suicidio annunciato

Inserito in: Annotazioni

Si chiama Jane ed ha aperto un blog: 90dayjane. Tra 84 giorni - afferma - si toglierà la vita. Scrive: “Mi ucciderò tra 90 giorni. Questo blog non è una richiesta di aiuto e neanche uno strumento per ottenere più attenzioni. E’ semplicemente il racconto dei miei ultimi 90 giorni di vita”. Centinaia i commenti.

L’attesa infinita per i fornitori del Ssn

Inserito in: Annotazioni, Economia

906 giorni, praticamente due anni e mezzo: tanto devono aspettare le aziende che vendono apparecchi biomedicali al Servizio sanitario molisano prima di essere pagate. Quasi un anno ed otto mesi è, invece, il tempo di attesa per i pagamenti - sempre in Molise - a favore di aziende produttrici di farmaci. Nella triste classifica, al Molise seguono Calabria, Campania, Lazio ed Emilia-Romagna. Le Regioni più virtuose sono invece la Valle d’Aosta, il Trentino-Alto Adige ed il Friuli-Venezia Giulia, con circa 90 giorni medi di ritardo nei pagamenti per apparecchi biomedicali e 75 per i farmaci.

Pur in assenza di dati certi, è ragionevole ipotizzare che ammonti ormai a diverse migliaia di euro il debito delle Regioni verso i privati che forniscono loro beni e servizi. Ed il ritardo nei pagamenti non costituisce altro che un (ennesimo) costo occulto tra quelli sostenuti dalle sempre pericolanti casse dei Servizi sanitari: è chiaro, infatti, che i ritardi nei pagamenti rispetto alle scadenze contrattualmente assunte si traduce in interessi di mora, sanzioni e in alcuni casi anche in spese di giudizio (non mancano, ormai, i decreti ingiuntivi richiesti dai creditori a danno del Servizio sanitario pubblico) che ricadono sui contribuenti e sugli assistiti, che avranno meno risorse a propria disposizione.

Sta facendo scuola, oramai, il caso di Davide Cervellin, imprenditore veneto, amministratore della Tiflosystem spa. La Tiflosystem produce e distribuisce soluzioni tecnologiche per l’autonomia delle persone cieche, ipovedenti, con disabilità e menomazione motoria e della comunicazione, dando lavoro ad una ventina di dipendenti, molti dei quali portatori di handicap. La società vanta crediti nei confronti della Regione Lazio (peraltro da tempo sotto la lente del Ministero dell’Economia e di quello della Sanità per extradeficit) per poco meno di 300mila euro ed ha difficoltà a riscuotere quanto promesso dall’Amministrazione per forniture che partono dal 1993. Sull’orlo del default finanziario, Cervellin ha deciso di attuare una vera e propria protesta fiscale: a gennaio non ha pagato le ritenute Irpef, portando a “compensazione” nel modello F24 parte dei crediti vantati verso la Regione, dopo che innumerovoli tentativi di conciliazione - bonari e giudiziali - non avevano sortito alcun esito. Ma Cervellin ha fatto di più: “Abbiamo deciso anche di perseguire penalmente chi ha firmato le delibere di acquisto dei nostri prodotti, a fronte di una precisa disponibilità di cassa, e poi non ha provveduto con quel denaro a saldare quanto ci era dovuto”

Di uomini come Cervellin ce ne vorrebbero di più: lasciato solo, corre il rischio di fare la fine del vaso di vetro circondato dai vasi di coccio.

Il Fisco non può licenziare il dipendente infedele

Inserito in: 11minuti, Annotazioni, Economia

Un altro contributo, sempre per 11minuti

Tecnicamente si chiama “Sospensione del procedimento disciplinare in pendenza del giudizio penale” ed è previsto dall’articolo 117 del Testo unico delle disposizioni concernenti lo Statuto degli impiegati civili dello Stato. In virtù di questo principio,

Qualora per il fatto addebitato all’impiegato sia stata iniziata azione penale, il procedimento disciplinare non può essere promosso fino al termine di quello penale e, se già iniziato, deve essere sospeso.

In altre parole, il dipendente pubblico gravemente infedele non può essere licenziato, come invece succede per i dipendenti privati. Perché se la sua condotta giustifica l’esercizio dell’azione penale (si pensi agli episodi di concussione, corruzione, peculato, …), l’avvio del procedimento penale interrompe quello disciplinare: dunque niente licenziamento ma mera sospensione cautelare, per un periodo non superiore a cinque anni, durante i quali al lavoratore devono essere erogati assegni alimentari pari a circa il 50% della sua retribuzione. Al termine del quinquennio, se il procedimento penale non si è ancora concluso con sentenza passata in giudicato, il dipendente ha diritto ad essere riammesso in servizio.
La prerogativa, chiaramente recepita da tutti i contratti collettivi del pubblico impiego, è stata applicata anche a Renato Giardina, funzionario dell’Agenzia delle Entrate, arrestato venerdì scorso a Milano perché sorpreso con “le mani nel sacco” mentre, assieme al fratello, intascava una tangente di oltre 100mila euro. Se il dottor Giardina fosse stato alle dipendenze di una qualunque azienda privata, oggi dovrebbe affrontare un processo penale e dovrebbe anche cercarsi un nuovo posto di lavoro. Ma così non è perché il suo datore è lo Stato che gli garantisce una sorta di impunità, resa ancora più grave dai mastodontici tempi della Giustizia italica.

I dipendenti dell’Agenzia delle Entrate, peraltro, stanno protestando per il mancato rinnovo del loro contratto collettivo, scaduto un paio d’anni fa. E proprio in questa fase di contrattazione, il Fisco ha proposto di eliminare questa “sospensione” almeno nei casi più gravi (quelli, ad esempio, in cui scatta l’arresto in flagranza di reato). Inutile è forse annotare che tale proposta ha prodotto un duro “no” da parte dei sindacati, che hanno prontamente sollevato la barricata dei “diritti costituzionali”, stigmatizzando l’”arroganza” della controparte pubblica che intende “azzerrare alcuni diritti fondamentali e costituzionalmente garantiti”, pretendendo di licenziare prima della pronuncia del giudice. Ennesimo esempio delle prese di posizione preconcette che non danno alcun lustro al sindacato e che, di fatto, danneggiano tutti quei pubblici dipendenti che lavorano onestamente.