Anche un quotidiano serio e spesso prezioso come ItaliaOggi può contenere refusi, va da sé. Stupisce un po’, tuttavia, che un errore così grossolano sia inserito all’interno di una inserzione pubblicitaria che dovrebbe invitare i lettori ad abbonarsi al giornale:

Come resistere alla tentazione di dedurre dalla propria denuncia dei redditTi il canone di abbonamento?
Odio fare la spesa al supermercato. Ritengo si perda un sacco di tempo e si comprino tante cose che, in realtà, non servono. Se possibile, odio ancora di più fare la spesa al supermercato in un giorno come questo, durante il quale orde di consumatori si assiepano tra le corsie dell’iper di turno come cavallette voraci e scriteriate.
Nonostante questa premessa, oggi non mi sono potuto esimere dal recarmi all’Ipercoop di Pesaro.
Penso di desistere rilevata l’assenza di parcheggi ma poi mi faccio forza ed entro. Impiego quasi venti minuti per mettere nel carrello le cinque cose che mi servono e mi metto in coda alla cassa.
Davanti a me una vecchietta, direi sulla settantina, dall’aspetto modesto ma dignitoso. Ha messo la sua spesa dentro un sacchetto di plastica, che si è portata da casa. Arrivato il suo turno, svuota il sacchetto per mettere i suoi acquisti sul nastro trasportatore. Niente di che, niente che faccia pensare ad una spesa “straordinaria” in vista della Pasqua: latte, farina, pasta, formaggio, un po’ di frutta, …
La cassiera, non bella ma cortese, le annuncia il totale: “Trenta euro tondi-tondi, signora”, le dice, sorridendo.
La signora le allunga la tessera sociale della Coop, con la quale intende pagare. La cassiera la ‘striscia‘ e la signora, con la mano un po’ tremolante, digita il codice segreto. La cassiera si avvicina alla signora e, con voce sommessa, le comunica che, sul suo deposito, non c’è denaro sufficiente a saldare il conto.
La signora diventa subito rossa in volto e mi pare che le mani tremino più di prima. E la cliente che è in coda dietro di me, cui do le spalle, sento che dice: “Non le bastano i soldi per pagare”. E penso subito: ‘Certo che sei proprio una grande cafona‘. La signora rimette mano al suo sacchetto, all’interno del quale aveva già riposto tutti i suoi generi alimentari e ripassa alla cassiera un pezzo di mortadella. La cassiera lo storna, ‘striscia‘ ancora la carta e chiede alla signora di digitare nuovamente il pin. La signora obbedisce ma i soldi ancora non bastano. E così dal suo conto sono via via sottratti un sacchetto di arance, un bric di panna da cucina, un pezzetto di pecorino in offerta.
Ancora, però, i soldi non bastano.
Ma ecco che la cliente che è in coda dietro di me non perde un’altra occasione per tacere e, rivolta alla signora che non riesce a pagare, dice: “Ma, signora, se non le bastano i soldi cosa viene a fare? Così ci fa perdere tempo. Io devo andare a casa a cucinare!”.
Tu devi andare a casa a cucinare? E i cinque minuti che stai forse ‘perdendo’ sono più importanti della dignità di questa donna? Sei proprio una stronza…
Per fortuna interviene la cassiera che, rivolta alla cliente spazientita, le dice: “Signora, adesso vedrà che riusciamo a risolvere questo inghippo. Non c’è bisogno che alzi la voce”. Parla ancora sorridendo ma le si legge chiaro in volto che pensa ciò che penso io: ‘Sei proprio una stronza‘.
Ho il portafoglio in mano. Cerco di non farmi notare, sfilo un pezzo da 20 e un pezzo da 10. Mi chino a terra. “Signora, guardi che le sono caduti questi”, dico all’anziana, porgendole le due banconote. Lei, ormai paonazza e con gli occhi lucidi, mi guarda un po’ perplessa. Prima che obietti qualcosa le dico: “Qui siamo in due e miei non sono”. Lei non sa cosa dire. La cassiera capisce, prende i soldi e li appoggia, ripassa le arance, la panna, il formaggio e la mortadella. Chiude il conto, mette nel cassetto i trenta euro e consegna lo scontrino alla signora che di nuovo mi guarda: “Buona Pasqua, signora. Stia bene”, le dico. E mi rendo conto che forse mai come in questa circostanza il mio augurio è sincero e sentito.
La signora mi sorride, imbarazzata. Io mi domando se ho fatto la cosa giusta e rispondo al suo sorriso col mio. Poi pago il mio conto e, prima di allontanarmi, rivolgo alla stronza uno sguardo dal quale evidentemente traspoiono i miei sentimenti nei suoi confronti. E lei, con una punta di arroganza, mi domanda: “Cosa c’è? Cos’ha da guardarmi così?”. E io: “Niente, niente, signora. Solo che io, di mestiere, vendo ignoranza e maleducazione e pensavo di offrirgliene un po’. Ma mi rendo conto che lei non ne ha assolutamente bisogno”.
Mi volto e me ne vado, pensando che devo astenermi dal fare di nuovo la spesa all’Ipercoop. D’altro canto lo so che è una cosa che odio.
Non m’importa un granché della candidatura di Ciarrapico nelle liste del PDL. Probabilmente ne potevamo fare a meno ma non mi pare il caso di farne una tragedia. Trovo del tutto demogogica e sconveniente anche l’inserimento nelle liste del PD dell’operaio scampato alla terribile tragedia della Thyssen: la fortuna che lo ha baciato a Torino, salvandolo - pare - dalle delittuose negligenze dei suoi datori di lavoro, non credo possa renderlo un buon parlamentare. Sono rimasto, ancora, allibito di fronte allo sciopero della sete di Pannella, che ha deciso di applicare questo (nobile) strumento prima a favore della moratoria per la pena di morte e poi per una poltrona in più.
Non m’importa un granché di tutto questo perché - per la prima volta da quando ho acquisito il diritto all’elettorato attivo - quest’anno, nel segreto dell’urna, non apporrò la mia croce su alcun simbolo. Scheda nulla. Voto di protesta. Dissenso.
La mia anima è profondamente liberale e liberista. Ma il mio “partito di riferimento” non può essere il PDL. Non il PDL che si presenta a queste elezioni, almeno. Di Tremonti si parla già come titolare del prossimo Ministero dell’Economia ma più passano i giorni più emerge una sua matrice protezionistica. E dei diritti civili nel programma del PDL non v’è traccia.
Sono fermamente convinto che il prossimo Governo di centrodestra sarà meglio dell’Esecutivo che lasciamo alle spalle. Ma, nella situazione attuale, per motivi di coscienza non posso votare PDL e, per i miei ideali, non posso votare PD. Ed ogni altro voto sarebbe un voto perduto.
Interessante l’articolo di Gabriele Fabris sul ritorno alla normalità dei servizi postali somali, pubblicato sull’edizione di marzo di Cronaca Filatelica. Peccato per quel BALCK-OUT nel titolo.

Mi scrive l’Agenzia delle Entrate per chiedermi l’aggiornamento delle coordinate bancarie collegate al mio conto fiscale. Si tratta di una comunicazione standard inviata ad alcune decine di migliaia di contribuenti titolari di partita IVA:

Si notino, nella stessa riga, un bel “NUOVI DISPOSIZIONI” ed un pregevole “SOPRATUTTO”.
Visti (e fotografati) in due supermercati di Matelica:

Se alla Sma fa bella mostra di sé un bel “SUCCESIVO”, al MaxiTigre si reclamizzano le “CARETTERISTICHE EDITORIALI” di una collana DeAgostini:

Ho acquistato questo arnese:

L’ho messo subito all’opera ed ho già capito che non potrò più farne a meno.
Sei mesi di reclusione e 200 euro di multa: è questa la condanna inflitta al senatore Gustavo Selva per il reato di truffa aggravata. L’anziano parlamentare, nel giugno scorso, aveva simulato un malore per farsi accompagnare - a bordo di un’ambulanza - presso uno studio televisivo.
“La condanna in primo grado a sei mesi di reclusione mi impone un unico e preciso dovere politico e di coscienza come cittadino e come parlamentare: la rinuncia alla candidatura al Senato della Repubblica nel Collegio del Veneto. Non voglio che la mia colpa o miei errori ricadano sul Pdl, ideato da Silvio Berlusconi, alla cui attività politica io continuerò a dedicare l’intelligenzae le capacità di lavoro che mi restano nonostante la mia veneranda età”, ha dichiarato Selva (classe 1926; iscritto dalla fine di luglio nel gruppo parlamentare di FI in Senato, dopo essere stato eletto nelle liste di AN).






