Gli assegni post-datati all’angolo

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“Abbia pazienza prima d’incassarlo: sto aspettando un pagamento”.

Alzi la mano chi non si è mai sentito dire questa frase, ricevendo un assegno post-datato. Ma da questa mattina questi assegni avranno vita sempre più difficile: sono entrate in vigore nuove regole imposte dalla normativa antiriclaggio che, tra le altre cose, metteranno sempre più all’angolo gli assegni con data successiva all’emissione, quegli assegni che “funzionavano” come delle cambiali e che, per lungo tempo, hanno reso più agevole l’andamento dell’economia, alle prese con problemi piccoli o grandi di liquidità.

Intendiamoci: i post-datati sono sempre stati vietati. Niente di nuovo, dunque. Ma da oggi gli assegni saranno rilasciati dalle banche e da Poste Italiane solo con la clausola “non trasferibile” (a meno che non si voglia pagare il bollo da 1,50 euro per assegno) e la girata sarà ammessa solo per importi sotto i 5.000 euro, specificando il codice fiscale di chi gira. E così anche il post-datato sarà ostacolato nelle sue peregrinazioni da portafoglio a portafoglio. Per non parlare di quanti, oggi, si ritrovano “per sbaglio” in qualche cassetto (o in qualche cassaforte) assegni post-datati, privi della clausola di non trasferibilità, di importi superiore a 5.000 euro e con più girate sul retro. E non saranno pochi…

Norme antiriclaggio, si diceva, e di derivazione europea. Che si trasformano, almeno per noi, anche in ostacoli per atteggiamenti “disinvolti” sotto il profilo fiscale.

Una buona notizie, dunque, per tutti gli onesti d’Italia? Probabilmente sì, a condizione che non si diffonda l’idea che l’assegno è un mezzo di pagamento fuorilegge…

Ancora su Stefano Mentana

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Pochi giorni fa avevo parlato del “caso” di Stefano Mentana. Ipotizzavo che Stefano avesse svolto funzioni di Scrutatore di Ufficio elettorale di Sezione pur essendo candidato in due Municipi di Roma.

Torno brevemente sul “caso”, solo per segnalare due cose.

Anzitutto, nel suo blog Stefano ha chiarito di essere candidato ai Municipi IX e XVII di Roma e di essere stato intervistato all’interno di un seggio che insiste sul territorio del I Municipio.

Inoltre - e questa è la cosa più importante - Stefano ha rilevato che non ha svolto funzioni di Scrutatore ma di Rappresentante di lista. Anche se forse Stefano non lo sa (scrive “Io ero candidato nei Municipi IX e XVII [... ] ma ho fatto il rappresentante di lista in un seggio del I Municipio, quindi i miei ruoli di candidato e rappresentante di lista non erano incompatibili tra di loro”) - in nessun caso - vi è incompatibilità tra candidato e designazione a Rappresentante di lista. L’”allarme”, quindi, può considerarsi rientrato!

Ballottaggio a Roma

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Ho seguito qui l’andamento dello spoglio…

A proposito di Beppe Grillo

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Ho molto apprezzato quanto ha scritto Marcello Foa nel suo blog a proposito delle ultime esternazioni di Grillo. Tra le altre cose, Foa annota:

L’Ordine dei giornalisti è inutile? Probabilmente sì. Gli aiuti di Stato ai giornali di partito sono scandalosi? Senza dubbio. Criticare il mondo del giornalismo è lecito e secondo me anche salutare. Ma trovo che l’era del libero insulto stia volgendo al termine. Mi spiego: Beppe Grillo è stato l’unico a denunciare certe situazione politiche, mediatiche, economiche e questo è stato un bene per la democrazia italiana. C’era bisogno di una valvola di sfogo, di qualcuno che rompesse il conformismo e le convenienze. Ma non si può continuare in eterno a infangare tutti. Il comico genovese denuncia il malcostume nazionale, ma con i suoi ne incoraggia un altro; quello per cui il cittadino si sente legittimato ad affrontare problemi e ingiustizie con l’insulto, lo sproloquio, il qualunquismo più immediato, da bar. E’ questo il modello di civiltà promosso da Beppe Grillo?

[omissis]

Allora: aboliamo pure l’Ordine, eliminiamo i finanziamenti, ma condieriamo Grillo per quel che è e non scambiamolo per il Vate capace di risollevare l’Italia. Per rinascere davvero questo Paese ha bisogno di modelli costruttivi, di leader credibili che sappiano elevare il discorso pubblico, anziché ridurlo a una raffica di Vaffa. Davvero Grillo è l’eroe della nuova Italia? Vi riconoscete in lui?

Ormai è certificato: sono “liberale”

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Seguo un link dal blog dello Stonato e scopro di essere veramente un liberale. Ormai è certificato:

Un post su Stefano Mentana

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Il ragazzo nella foto si chiama Stefano Mentana (Roma, 1987) ed era candidato alle elezioni amministrative capitoline nel IX e XVII Municipio nella lista “Under 30 per Rutelli”.

A quanti se lo chiedessero la risposta è “Sì”: Stefano è figlio di Enrico, giornalista e conduttore televisivo. Ma non è di questo che voglio parlare.

Mi ha colpito l’aver trovato in Rete questo video in cui Stefano rilascia un’intervista “casareccia” sull’affluenza alle urne, sul voto giovanile, sulle barriere architettoniche all’interno del seggio (per fortuna c’era l’ascensore) e sul rischio di errori commessi dagli elettori all’interno delle cabine. Mi ha colpito perché il titolo del video è “Elezioni 2008: Blogosfere incontra uno scrutatore”. Ma come? Un candidato è anche scrutatore nella stessa tornata elettorale? Qualcuno mi dica se è stato abrogato l’articolo 23 del DPR n. 570/1960, quello che dice - per intenderci - che

sono esclusi dalle funzioni di Presidente di Ufficio elettorale di Sezione, di Scrutatore e di Segretario [...] i candidati alle elezioni per le quali si svolge la votazione.

A questo punto le ipotesi sono due: o il ragazzo intervistato non è Stefano (in questo caso, ovviamente, nulla questio) oppure è Stefano (e, in questo caso, se nominato dalla Commissione elettorale comunale di Roma avrebbe dovuto rinunciare all’incarico, facendo rilevare il sussistere di una causa di incompatibilità). Chiaramente anche il verificarsi della seconda ipotesi non costituirebbe certo uno “scandalo”. Ma magari potrebbe essere un’occasione di riflessione.

In ogni caso, Stefano non è stato eletto in nessuno dei due Municipi in cui si è candidato.

Buon lavoro, Silvio

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La mia giornata finisce qui: lascio ad altri, molto più competenti di me, l’onere di seguire lo scrutinio dei voti. Quello che emerge, ormai chiaro, è un netto vantaggio del Pdl sul Pd. Al momento la coalizione di centrodestra è data ad un +8,90% rispetto al centrosinistra alla Camera e ad un +9,20% al Senato. Pare, dunque, che i sondaggi diffusi dal Cavaliere alla vigilia del voto non si siano rivelati così distanti rispetto alla realtà.

Al Pdl, ora, il compito di far rialzare l’Italia, che certo esce con le ossa rotte dalla legislatura oramai chiusa. Obiettivo arduo da raggiungere. Ma non impossibile. 

MistralAir vi dice qualcosa?

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MistralairHa un amministratore delegato (Valerio Vaglio), un presidente (Francesco Pizzo), un cda, un centinaio di dipendenti: è la MistralAir, la compagnia aerea controllata da PosteItaliane. Nata nel 2002, fu acquistata dalla Tnt per volere dell’allora ad di Poste, Corrado Passera. Per l’acquisizione, la società che gestisce (dovrebbe gestire?) la distribuzione della corrispondenza in Italia ha sborsato qualcosa come 10 milioni di euro.

In realtà, però, la MistralAir non hai mai funzionato. Poco dopo l’acquisto, Passera ha lasciato la poltrona e a chi ha preso il suo posto l’idea della compagnia non è mai piaciuta. Così sono passati sei anni.

La MistralAir può oggi fare affidamento su una flotta composta da velivoli belli e grandi: tre Boeing 737 e due Bae 146 della British Aerospace. Ai due Bae non è ancora stata cambiata nemmeno la livrea (volano ancora con i colori arancioni della Tnt, che peraltro è società concorrente rispetto a PosteItaliane). I tre Boeing sono impegnati in tre servizi diversi: uno vola da Roma a Palermo per la Sda (sempre gruppo PosteItaliane); il secondo trasporta passeggeri con base a Malpensa ma non è utilizzato come cargo per la corrispondenza; solo il terzo è impegnato per il trasporto postale anche se vola su una tratta decisamente non strategica (Roma - Sardegna, e ritorno). Non mancano, inoltre, i volti MistralAir per il trasporto di pellegrini a Lourdes o a Czestochowa o sul Monte Sinai, in collaborazione con l’Opera Romana Pellegrinaggi.
Questo significa che il trasporto aereo non serve alle Poste? Sembrerebbe di no, visto che la società si avvale, per il trasporto della corrispondenza, di oltre 130 voli settimanali. Voli che le sono venduti da Alitalia ed Air One

Alle urne, alle urne!

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Per fortuna di tutti, questa campagna elettorale è finalmente finita! Da ieri notte è iniziato il “silenzio” mediatico (anche se qualcuno, oggi, ha preannunciato esposti per violazione della par condicio durante l’ultima puntata di Matrix) e nel pomeriggio di oggi si insedieranno gli Uffici elettorali di Sezione all’interno dei quali Presidenti e Scrutatori di seggio consumeranno litri di inchiostro per timbrare e vidimare tutte le decine di milioni di schede necessarie per l’esercizio del diritto/dovere al voto.

In questi giorni (ma, invero, oramai da alcune settimane) sono molti coloro che hanno preannunciato che non andranno a votare o che manifesteranno la loro disaffezione verso l’attuale classe politica recandosi al seggio ed annullando il proprio voto.

Se avete deciso per chi votare, dunque, andate al seggio e, nel segreto della cabina, tracciate la croce sul simbolo che avete scelto (ricordate: “Un solo segno su un solo simbolo“, come ha ammonito il Viminale). E se volete manifestare il vostro dissenso lasciate la scheda bianca o rendete nullo il vostro voto.

Alcuni, poi, si sono fatti promotori di una campagna di “astensionismo attivo”. Secondo costoro, l’elettore che attivamente voglia far rilevare la propria astensione, dovrebbe recarsi al seggio, farsi identificare e presentare la propria tessera elettorale, rifiutare la consegna delle schede e pretendere che il Segretario metta a verbale tale circostanza. I passaggi dall’ingresso all’interno del seggio alla manifestazione del rifiuto di ricevere le schede sono, nella forma, corretti. L’ultimo punto (la pretesa che quanto avvenuto sia messo a verbale) è invece manifestamente errato. Il Segretario ha l’obbligo di dare atto nel verbale delle proteste e dei reclami presentati “in ordine alle operazioni della Sezione” e non di tutto ciò che gli elettori dichiarano mentre si trovano all’interno del seggio. Di più: l’insistere da parte dell’elettore “attivamente astenuto” affinché sia fatta menzione nel verbale del suo “rifiuto” può essere qualificato dal Presidente di seggio quale turbativa del regolare ed ordinato svolgimento delle elezioni (con conseguente allontanamento dell’”attivamente e molestamente astenuto” da parte della Forza pubblica e deferimento dello stesso all’Autorità giudiziaria).

E per sapere come andrà a finire tenete d’occhio questa pagina. Comunque andrà, sarà un successo. Speriamo…

Nel mercato delle scommesse vincono le cosche

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Per chi vive in certe zone d’Italia, il pensiero che la criminalità organizzata sia qualcosa di “lontano” è frequente. Si tratta di una lontananza non solo geografica ma anche culturale. Per le nostre strade non ci sono morti ammazzati e le telecamere non immortalano macchine le cui carrozzerie sono state forate da colpi d’arma da fuoco né cadaveri coperti da lenzuola bianche.

Eppure mafia, camorra, ‘ndrangheta, sacra corona unita non sono solo sangue e violenza. E forse questo muoversi cercando di rimanere lontano dai riflettori è ancora più pericoloso di pistole e coltelli.

In un’attività le cosche hanno dimostrato di sapersi destreggiare con agilità: è quella delle scommesse. Ma non mi riferisco alle scommesse clandestine. Il crescente successo dei videogiochi e delle puntate legali sugli eventi sportivi ha attirato l’attenzione della malavita organizzata, che ha trovato in questo campo terreno fertile per far fruttare i propri guadagni, incrementandoli.

Videopoker PiccoloMaurizio Di Fede è indagato dalla Procura di Palermo nell’ambito dell’inchiesta denominata “Old Bridge”, incentrata sui collegamenti tra Cosa Nostra e le famiglie mafiose italo-americane. Di Fede, assieme a Salvatore Lo Piccolo, è accusato di associazione a delinquere di stampo mafioso. Secondo i magistrati, “Se da un lato Maurizio Di Fede, con la partecipazione attiva dei suoi sodali, coordinava in prima persona il giro d’affari proveniente dalle “macchinette” video-poker, dall’altro le risultanze investigative permettevano di appurare l’interesse, e di conseguenza l’infiltrazione, della cosca mafiosa in quel mercato nuovo e in rapidissima espansione derivato dalla legalizzazione delle scommesse sportive. In tale settore l’organizzazione criminale, ravvedendo grandi margini di profitto direttamente conseguenti alla crescente e rapida diffusione di centri scommesse del tutto legali, interveniva proponendosi, in forma occulta, come socio alla pari di coloro i quali gestivano legalmente i punti scommesse“.

La Procura palermitana ha individuato due punti scommesse controllati da Di Fede. Si tratta di un bar e di un’edicola di Palermo. Entrambi i punti operavano grazie alle licenza della Betting 2000, una società con sede legale a Napoli. La Betting 2000 si è aggiudicata 57 tra sale e corner al termine del bando indetto dall’Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato alla fine del 2006. Tra le offerte fatte dalla Betting 2000, avevano lasciato stupiti i 237mila euro messi sul tavolo per l’apertura di un corner a Misilmeri, 27mila anime sempre in provincia di Palermo. Un’offerta fuori dal mercato ed antieconomica.

La Betting 2000 ha comunque lavorato bene, tant’è che nell’aprile del 2007 ha superato quota 3.600 punti vendita.

Ma chi c’è dietro la Betting 2000? Fino alla scorso anno, la società era di proprietà di una dozzina di soci, tutti appartenenti alla famiglia Grasso, di Napoli. Ad essi si aggiungeva Antonio Luciano (con lo 0,08% delle quote), un commercialista campano. L’anno scorso, i dodici Grasso hanno ceduto le loro quote alla Meth srl, società tra i cui soci spicca Renato Grasso, altro membro della famiglia, mai apparso direttamente - però - nella Betting 2000. Renato Grasso è detto da molti “‘o mast“, “il capo“. Forse il nomignolo deriva dalle due condanne, passate in giudicato, che ha subìto. La prima è del 1993: 4 anni e 9 mesi per estorsione continuata aggravata in concorso. La seconda è del 1995: 5 anni e 6 mesi per associazione camorristica pluriaggravata e collaborazione con un’organizzazione criminosa dedita allo spaccio di stupefacenti, alle estorsioni, all’organizzazione e alla gestione del gioco del lotto clandestino e dei giochi d’azzardo in genere. Ma il signor Grasso è stato riabilitato e quindi i suoi precedenti poco contano, secondo alcuni.
Va detto, poi, che il commercialista Luciano ha seguito la contabilità di una decina di società riconducibili a Vincenzo Maresca, qualificato dall’Antimafia quale “responsabile della struttura tecnico-gestionale delle macchinette di videopoker” per il clan dei Casalesi in un processo attualmente in corso presso il tribunale di Santa Maria Capua Vetere.

Scava scava, si scopre poi che la Betting 2000 ha, tra le sue partecipate, la Sgai srl. Tra i soci di Sgai emergono i nomi di Pellegrino Mastella, primogenito dell’ex Guardasigilli Clemente, e di Carlo e Italico Lonardo, fratelli di Sandra Lonardo, moglie di Mastella senior e Presidente del Consiglio regionale della Campania. Italico Lonardo, socio di maggioranza di Sgai, è anche socio in altre tre società del settore dei giochi, ed è attualmente oggetto di indagine, assieme a Giampiero Pilla, da parte della Squadra Mobile di Palermo, a seguito delle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia che ha lavorato nel settore del gioco.

Ma il panorama delle “stranezze” non si esaurisce con Betting 2000 e Sgai. Altra aggiudicatarie delle licenze da parte dei Monopoli è la Primal. Fino al 1999 la Primal è stata di Sebastiano Scuto, noto nel catanese come “re dei supermercati e dei centri commerciali”, imputato per associazione mafiosa ed estorsione, accusato da un pentito di aver fatto da cassaforte della cosca dei Laudani, alleata dei Santapaola. Nel 1999 Scuto ha venduto le sue quote al nipote, Michele Spina, e alla di lui moglie, Donata Genoveffa Ferrara. Accusata di connivenze con la Sacra Corona Unita, la Primal era stata fermamente difesa proprio da Spina, che aveva sottolineato “la moralità e la solidità finanziaria della società che rappresento e la sua totale estraneità alle ipotesi” riportate dalla stampa. Sulla solidità finanziaria di Primal è difficile fare valutazioni. Valutarne la moralità è forse ancora più arduo. V’è da dire, comunque, che per partecipare al bando dei Monopoli del 2006 Spina aveva creato una cordata informale che aveva incluso anche Antonino ed Andrea D’Emanuele, figli di Natale, cugino di primo grado di Nitto Santapaola. Antonino ed Andrea D’Emanuele, otto mesi fa, sono stati arrestati nell’ambito dell’operazione antimafia denominata “Operazione Arcangelo”.

Non basta. Sempre per essere accredita al bando dell’Aams del 2006, la Primal ha prodotto una lettera d’impegno di fidejussione apocrifa nonché un bollettino postale contraffatto a riprova di un pagamento dichiarato ma chiaramente mai effettuato. La vicenda era stata denunciata dal Sole 24 Ore del 15 gennaio scorso. Il giorno successivo, il direttore generale dell’Azienda, Giorgio Tino, ed il responsabile del settore giochi, Antonio Tagliaferri, avevano deciso di trasferire ad altro incarico Antonio Perna, il dirigente che aveva firmato l’atto finale di convenzione con la Primal e di sospendere tutte le concessioni della società. La vicenda aveva costretto all’apertura di una “inchiesta interna”, quelle che tanto piacciono all’opinione pubblica. Qualcuno si è forse dimesso? Qualcuno è stato forse licenziato? Qualcuno si è forse scusato con l’opinione pubblica? Macché! “L’ispettore ha rilevato che i procedimenti relativi all’aggiudicazione dei diritti per il gioco ippico e sportivo con la società Primal non hanno presentato aspetti di illegittimità. Sono comunque emerse alcune criticità nei processi utilizzati e proprio per ovviare a tali disfunzioni ho formalmente invitato il direttore per i giochi a impartire con urgenza le necessarie direttive e a rafforzare la propria azione di coordinamento e vigilanza su tutti i singoli settori”: così si legge nella relazione inviata al Sottosegretario con delega ai giochi, Alfiero Grandi.

Dunque solo “criticità” e “disfunzioni”, anche se è stato provato che il direttore Tagliaferri era consapevole delle irregolarità commesse dalla Primal, prima che venissero date le autorizzazioni finali. Lo stesso Tagliaferri, infatti, ha indirizzato il 3 settembre 2007 una lettera alla Primal in cui tali irregolarità erano elencate e si concedeva (addirittura) una proroga nei pagamenti. Per la cronaca, una volta scoppiata la “bomba”, le concessioni date alla Primal sono state dapprima sospese ma non revocate, tant’è che la Primal le ha vendute ad altre società.