Quando serve il viceministro

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Leggo con interesse questo commento, pubblicato a pagina 8 dell’edizione di ieri del Sole-24 Ore:

Va dato atto a Silvio Berlusconi di aver messo in piedi un Governo snello e di aver compiuto difficili razionalizzazioni rispetto al precedente Esecutivo. Resta aperto, però, il nodo dei viceministri: se è giusto continuare a non cedere alla tentazione di moltiplicare poltrone, soprattutto se superflue, bisogna fare altrettanta attenzione a non depotenziare strutture ministeriali di fondamentale importanza per la nostra economia. Il riferimento va soprattutto al Commercio estero, che negli anni scorsi ha messo in piedi una macchina certamente utile alle imprese per competere sui mercati internazionali.

Per continuare e sviluppare ulteriormente quell’azione un sottosegretario non basta certamente. Sul piano diplomatico, per trattare con i ministri di altri Stati, occorre una figura che possa fregiarsi del titolo di ministro, anche se junior. Affidare il Commercio estero a un sottosegretario potrebbe essere scambiato, da fuori, per un segnale di disattenzione alle nostre imprese e alla nostra economia. E non è proprio questo il momento.

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