Si è parlato molto, tra ieri ed oggi, delle dichiarazioni di Travaglio rilasciate ieri a Che tempo che fa. Nell’intervista con Fabio Fazio, Travaglio ha rammentato le “amicizie” di Renato Schifani, recentemente eletto Presidente del Senato, con un mafioso. Ritengo che Travaglio si riferisse a Nino Mandalà. V’è da dire, a riguardo, che Schifani era socio di Mandalà nella Siculabrokers e che Mandalà è stato condannato in primo grado a 8 anni per mafia e 4 per intestazione fittizia di beni a distanza di quasi vent’anni dalla costituzione di Siculabrokers. Ma, chiaramente, non è di questo che intendo parlare (anche perché Travaglio ha tra i suoi meriti quello di essere particolarmente documentato e sa sicuramente mille cose più di me sulla storia di Schifani, di Mandalà, della Siculabrokers e di ogni accidente di questo Paese).
In realtà, non sopporto Travaglio (e dunque ammetto di essere prevenuto ogni volta che lo ascolto o lo leggo) perché trovo difficilmente sopportabile la sua spocchia, la sua aria da primodellaclasse. E a queste caratteristiche - che certo non trovo commendevoli - ieri sera ha aggiunto anche la villania e la maleducazione. Mi riferisco a questo passaggio della sua intervista:
E’ molto istruttivo quando vengono elette le alte cariche dello Stato perché i giornali pubblicano tutti i nomi dei personaggi che hanno ricoperto quella carica nella storia repubblicana. E uno si rende conto [...] che una volta avevamo De Gasperi, Einaudi, De Nicola, ehm… Merzagora, Parri, Pertini, Nenni… che ne so? Possiamo fare una lunga lista. Fanfani… Cioè, uno vede tutta la trafila e poi arriva e vede Schifani. C’è un elemento di originalità. La seconda carica dello Stato: Schifani. [...] No, mi domando chi sarà quello dopo, in questa parabola a precipizio. Cioè, dopo c’è solo la muffa probabilmente, il lombrico, come forma di vita residua. [...] Dalla muffa si ricava la penicillina quindi era un esempio sbagliato.
Credo che, almeno questa volta, Travaglio abbia fatto pipì fuori dal vaso. Schifani potrà non essere simpatico ma non possiamo dimenticarci - ed il Nostro ce l’ha vividamente ricordato - che stiamo parlando della seconda carica dello Stato, alla quale ritengo debba comunque portarsi rispetto. Poi se qualcuno ha notizie di collusioni di Schifani con la Mafia le rappresenti alla Magistratura, che indagherà e se del caso condannerà. Di processi mediatici, in cui peraltro l’imputato è involontariamente contumace, non abbiamo proprio bisogno.
Ieri sera Travaglio mi ha fatto un regalo: mi ha dato un altro motivo per non nutrire alcuna simpatia nei suoi confronti.
Sulla vicenda:
- Claudio Cappon (DG Rai): è un episodio “deprecabile” e il suo comportamento è “inescusabile
- Fabio Fazio: “Non posso che scusarmi”
- Renato Schifani: “Si tratta di fatti inconsistenti e manipolati, che non hanno dignità di generare sospetti. La verità è che qualcuno vuole minare il dialogo e il confronto costruttivo che ha caratterizzato l’inizio di questa legislatura”
- Maurizio Gasparri: “Le offese al presidente del Senato Schifani troveranno la giusta risposta nelle sedi giudiziarie. Ma il problema investe i vertici della Rai e in particolare il direttore generale il cui mandato per fortuna cessa tra venti giorni per la scadenza di legge. La vergognosa utilizzazione diffamatoria della Rai non può proseguire”
- Anna Finocchiaro: “Trovo inaccettabile che possano essere lanciate accuse così gravi, come quella di collusione mafiosa, nei confronti del Presidente del Senato, in diretta tv sulle reti del servizio pubblico, senza che vi sia alcuna possibilità di contraddittorio”
- Antonio Di Pietro: “Solidarietà a Marco Travaglio perché ha fatto semplicemente il suo dovere raccontando quel che sono i fatti”
Aggiornamento. Sull’argomento segnalo questo post dell’amico Domenico.
Tags: che tempo che fa, mafia, marco travaglio, renato schifani





12 Maggio 2008 alle 02:48
Il pessimo Travaglio coi suoi sguaiati sillogismi:
conosci un mafioso, quindi sei un mafioso.
Quindi se domani apro una società di Tacchi, Dadi & Datteri con uno che dopo 20 anni si rivela un pedofilo, sono pedofila pure io!
Azz…
Ora che so che in agguato può esserci un TRAVAGLIATO destino, aprirò società solo con le carmelitane scalze per stare nel sicuro.
12 Maggio 2008 alle 12:42
…per circa sei anni ho lavorato con un collega che ogni anno si faceva i suoi viaggetti in Tailandia e non per ammirarne le meraviglie della natura. Questo mio collega assomigliava tantissimo al travaglio e forse anche per questa sua aria da rincoglionito massimo riusciva ad imbarcare una moltitudine di bambini fra i quattro e i sette anni. E quando un giorno, stufo delle sue chiacchere e dei suoi vanti, gli ho detto che mi faceva veramente schifo che assomigliasse cosi’ tanto al pappone raccontacazzate, lui incazzato nero mi rispose che preferiva essere un pedofilo che violentava, torturava e faceva le cose piu’ abominevoli sui bambini che essere un travaglio. Io a quel punto capii il mio errore e gli domandai scusa per averlo messo sullo stesso piano di quel buffone…
12 Maggio 2008 alle 13:06
Mah. Il rispetto non è affatto intrinsico alla carica. Se una persona è deprecabile lo è anche se è Presidente della Repubblica, alemno dovrebbe essere così se la legge è uguale per tutti.
Quel che conta sono comunque i fatti ed ha ragione Roberta: oramai sono passati troppi anni per rendere il fatto legalmente perseguibile. Ma anche se cio è vero vorrei comunque sentirmi dire da Schifani come mai ha avuto questa società con dei Mafiosi. Ed a propos non c’è bisogno di controdittorio visto che si sta parlando di fatti non di opinioni.
Faccio infine notare che a Beppe Grillo viene continuamente rinfacciato che in passato era contro il computer e che è stato condannatto per omicidio colposo. Perchè il passato dovrebbe essere rilevante solo per alcune persone? e se si, non dovrebbe essere comunque piu rilevante per che ci rappresenta pubblicamente?
12 Maggio 2008 alle 13:20
sono capitata qui per caso…
ok,non vi è simpatico il Travaglio,nessun problema ne per lui ne per me,non si puo risltare simpatici a tutti,e d altronde questo non è un criterio per giudicare la bravura e professionalità di un giornalista. Qualità che al caro Travaglio sono pienamente riconosciute.
Ma sento di scrivere solo due cosette,del tipo la butto là….
se bisogna portare rispetto alla seconda piu importante carica dello Stato,questa non dovrà piuttosto onorare la sua posizione??e soprattutto non dovra questi onorare ogni signolo cittadino che l abbia votato o no,di cui è rappresentante??e quindi avere un passato trasparente??e senza ombra di dubbio la sua onestà non dovrebbe essere stendardo da sventolare orgogliosamente?
invece di offendervi con Travaglio,offendetevi con i nostri capi di Stato..
Secondo: Se schifani conosce un mafioso,diciamo che non sara cierto il suo amico di passeggiate in riva al mare ecco,essendo una cosi imporatnte carica istituzionale non puo avere amici mafiosi,perche la mafia qui regna grazie agli appoggi e legami che ha con la politica,mai pensato?quindi la politica no che non puo avere legami, ma nemmeno lontanissimi, con essa,non credete???ma che discorsi sono quelli dei
pedofili??alzate l interruttore del cervello!
sembra ovvio,ma non è,che chi gia ha avuto implicazioni con mafia,tangnti,corruzione,non puo portare avanti una politica pulita,lottare per la legalità e che faccia il bene del paese intero!
consiglio la canzone di Battitato “Povera patria” (risalente al 1991!!)
12 Maggio 2008 alle 14:35
@ Roberta: Apprezzo la tua ironia. E anche l’iperbole che hai fatta ha, secondo me, centrato l’obiettivo.
@ Olandese volante: Aneddoto terribile. Sarebbe bello se fosse solo una provocazione…
@ Ronald van Uffelen: Poiché c’è differenza tra rispetto e diritto di critica, credo che il primo debba essere garantito a chiunque, a maggior ragione alle massime cariche dello Stato, mentre il secondo va esercitato con professionalità. Ribadisco, comunque, che a me non ha infastidito il richiamo di non certo recenti “amicizie” con personaggi successivamente condannati per mafia; a me ha dato fastidio - e infatti solo di questo ho parlato nel mio post - l’ironia gretta e villana che ha posto lungo un continuum Schifani, i lombrichi e la muffa (con esclusione poi di quest’ultima, essendo essa utile a qualcosa, a differenza di Schifani, secondo Travaglio).
I trascorsi, anche giudiziari, di Grillo mi lasciano indifferente.
@ Arianna: Travaglio non solo non mi è simpatico. Più semplicemente non lo sopporto, proprio a livello epiteliale. Né ritengo che la bravura e la professionalità possano essere in qualche modo certificate e dunque essere “pienamente riconosciute” a nessuno. La professione giornalistica è espressione di arte intellettuale e, come tale, apprezzabile o meno secondo canoni squisitamente personali, soggettivi. Travaglio non può essere esonerato da questa considerazione. Detto questo: visto che ritieni che sia giusto offendersi non già con Travaglio ma con chi ci rappresenta, ti sei forse offesa per l’elezione di D’Elia (un terrorista condannato a 25 anni di carcere per l’omicidio Dionisi, un poliziotto 24enne) a segretario della Presidenza della Camera dei deputati? E quando la Corte di Cassazione ha condannato Francesco Rutelli a risarcire oltre 155mila euro per “consulenze d’oro” affidate quando era sindaco di Roma? La Corte dei Conti, in quell’inchiesta, ha quantificato il danno erariale cagionato da Rutelli e dalla sua Giunta in oltre 563mila euro… E quando Visco - paladino dell’equità sociale, della legge e della trasparenza - è stato condannato per abusivismo edilizio?
Il riferimento fatto al reato di pedofilia, come credo abbiano capito tutti, è un’iperbole. Fuori luogo, dunque, e anche poco gradevole l’invito ad alzare l’”interruttore del cervello”.
12 Maggio 2008 alle 14:53
Che bisogno radicale di trasparenza in questo paese ipocrita e servile!Il fatto Schifani -Travaglio ripropone il problema: conoscere notizie , informazioni su tutto e soprattutto su uomini pubblici,le cui carriere dipendono dalla scelta libera dei cittadini! Un uomo politico è certamente e giustamente più esposto e deve accettare democraticamente una tale condizione.Travaglio ha riferito fatti incontestabili, oggettivi:Schivani è stato un tempo socio di qualcuno (Mandalà) che risulta colluso con la mafia.Questo vuol dire che Schifani è mafioso?Credo di no e me lo auguro, ma vuol dire quello che è stato detto, che nel passato di un uomo che adesso è presidente del senato, risulta questa esperienza, certo inquietante, non rassicurante; dovrà e potrà essere Schifani stesso a chiarire agli italiani come mai sia incorso in questo errore, come ha potuto avere rapporti societari con individui che si sono rivelati capaci di delinquere così gravemente, cosa poteva avere in comune con essi. Invece di gridare allo scandalo e insinuare vacui sospetti(ostacolare il dialogo!?) o addirittura da parte dei suoi sostenitori pretendere inaccettabili espulsioni da programmi tv,abbia il coraggio e l’umiltà di affrontare il fatto contestatogli. Italiani ,al di là delle diverse idee politiche ,cerchiamo di avere più dignità e più orgoglio di cittadini liberi in un paese democratico.Facciamoci sentire e rivendichiamo piena e puntuale informazione.
12 Maggio 2008 alle 15:03
@ Guido: L’appello ad un intervento chiaro di Schifani sulle sue “amicizie” con Mandalà è condivisibile. Ma avrei gradito un “mea culpa” da parte di Travaglio per la sua “ironia” così vile. Al contrario, il Nostro ha dichiarato: “Pentito? Ma per piacere, non scherziamo. Figuriamoci se sono pentito per quello che ho detto. Anzi, sono stato anche troppo buono”.
12 Maggio 2008 alle 16:06
@Roberta: certo che non costerebbe nulla informarsi…si rende conto di quanto sia fuori da ogni logica questo suo paragone? Le chiarisco i fatti: Renato Schifani nel 1979 fonda la società Sicula Brockers insieme a Benny D’Agostino, Giuseppe Lombardo e Nino Mandalà.
Benny D’agostino è un imprenditore condannato per concorso esterno in associazione mafiosa e, NEGLI ANNI IN CUI ERA SOCIO DI SCHIFANI, FREQUENTAVA IL GOTHA DI COSA NOSTRA. Lo ha ammesso lui stesso al processo Andreotti quando ha raccontato un viaggio memorabile sulla sua Ferrari da Napoli a Roma assieme a Michele Greco, il papa della mafia.
Giuseppe Lombardo invece è stato amministratore delle società dei cugini Ignazio e Nino Salvo, i famosi esattori di Cosa Nostra arrestati da Falcone nel lontano 1984 e condannati in qualità di capimafia della famiglia di Salemi.
Nino Mandalà, infine, è stato arrestato nel 1998 ed è stato condannato a 8 anni per mafia a Palermo. Questo ex socio di Schifani e La Loggia era il PRESIDENTE DEL CIRCOLO DI FORZA ITALIA di Villabate, un paese vicino a Palermo e proprio di politica parlava nel 1998 con il suo amico Simone Castello, colonnello del boss Bernardo Provenzano mentre a sua insaputa i carabinieri lo intercettavano. Mandalà riferiva a Castello l’esito di un burrascoso incontro con il ministro Enrico La Loggia, allora capo dei senatori di Forza Italia. Mandalà era infuriato per non avere ricevuto una telefonata di solidarietà dopo l’arresto del figlio (poi scagionato per un omicidio di mafia). E così raccontava di avere chiuso il suo colloquio con La Loggia: «Siccome io sono mafioso ed è mafioso anche tuo padre che io me lo ricordo quando con lui andavo a cercargli i voti da Turiddu Malta che era il capomafia di Vallelunga. Lo posso sempre dire che tuo padre era mafioso. A quel punto lui si è messo a piangere». La Loggia ha ammesso l’incontro ma ne ha raccontato una versione ben diversa. E anche Mandalà al processo ha parlato di millanteria. Nella stessa conversazione intercettata Mandalà parlava di Schifani in questi termini: «Era esperto a 54 milioni all’anno, qua al comune di Villabate, che me lo ha mandato il senatore La Loggia».
Schifani è stato sfortunato anche nella scelta dei suoi assistiti. Proprio un suo ex cliente recentemente ne ha fatto il nome in tribunale. La scena è questa: Innocenzo Lo Sicco, un mafioso pentito, il 26 gennaio del 2000 entra in manette in aula a Palermo e viene interrogato sulla vicenda di un palazzo molto noto in città, quello di Piazza Leoni. Le sue parole fanno balenare pesanti sospetti: «L’avvocato Schifani ebbe a dire a me, suo cliente, che aveva fatto tantissimo ed era riuscito a salvare il palazzo di Piazza Leoni facendolo entrare in sanatoria durante il governo Berlusconi perché, così mi disse, fecero una sanatoria e lui era riuscito a farla pennellare sull’esigenza di quegli edifici. Era soddisfattissimo. Perché lo diceva a me? Ma perché io lo avevo messo a conoscenza di qual era la situazione, l’iter, le modalità del rilascio della concessione…».
12 Maggio 2008 alle 16:17
@ Francesco: La ringrazio per averci informato. Al costo di sembrare ottuso, continuo a ritenere che quanto da Lei riportato non aggiunga granché alla considerazione che, pure in maniera stringata e sardonica, aveva fatto Roberta.
12 Maggio 2008 alle 17:35
Buonasera a tutti.
Travaglio mi è abbastanza simpatico ,per sua fortuna si trova a raccontare un paese “inciucione” come la nostra Italia .
Capisco l’indignazione di Simone che è un uomo
che crede fortemente nelle istituzioni ma francamente a me sembra veramente che il livello dei nostri statisti (e ci metto pure gli imprenditori)si sia veramente abbassato.
Vengo dal sud è sono certo che non si puo’ rimanere casti & illibati in determinate zone come Sicilia e Calabria dal voto di scambio o da contaminazioni mafiose.Il confine tra imprenditore/mafioso/politico è molto labile anzi non c’è in particolare in determinati business come l’edilizia i videopoker o la sanita’.Il fatto che Travaglio ne ha scritto decine di libri sembra che ci aiuti solo a metabolizzare questi fenomeni.
Saluti
12 Maggio 2008 alle 17:58
Sono d’accordo con te, Antonio, con tutte le tue considerazioni (altrimenti avresti perso un cliente, peraltro!). Personalmente non mi scandalizzo di un’amicizia tra un rappresentante delle nostre Istituzioni ed un mafioso (amicizia che, pure, non ha ancora avuto alcuna rilevanza penale e dunque resta nel limbo delle ipotesi e delle illazioni). Resto allibito di fronte al linguaggio vile usato da Travaglio e non apprezzo affatto il suo sensazionalismo giudiziario. Non è un caso, peraltro, che l’unica forza politica che ha espresso solidarietà a Travaglio sia l’”Italia dei valori” di Di Pietro…
12 Maggio 2008 alle 18:06
Io invece mi scandalizzo per l’amicizia o i rapporti di qualunque tipo tra un politico e un mafioso. Specie se ci vanno di mezzo gli interessi dei cittadini. Vedi come esempio Andreotti, che pur incontrandosi con Bontate e avendo appreso della decisione della mafia di voler uccidere Mattarella, non ha fatto nulla per impedire quell’assassinio.
12 Maggio 2008 alle 18:20
In Italia, Francesco, c’è un reato che si chiama “concorso esterno in associazione mafiosa” (avevo scritto qualcosa a riguardo qui, pur parlando d’altro): non mi risulta che Schifani sia stato condannato o sia attualmente indagato o imputato con questa ipotesi di reato. Se veramente Travaglio non esprime opinioni ma parla di fatti, esattamente di quali fatti (rilevanti sotto il profilo della responsabilità penale) stiamo parlando?
12 Maggio 2008 alle 18:36
Simone, per lei i giornalisti dovrebbero parlare solo dei fatti di rilevanza penale commessi dai politici? O possono anche riportare fatti di rilevanza politica? Se l’attuale presidente del senato era socio con personaggi che avevano rapporti strettissimi con Cosa Nostra ALL’EPOCA DELL’ATTIVITA’ SOCIETARIA E NON 20 ANNI DOPO COME E’ STATO DETTO, tutti i giornali ne dovrebbero parlare, ma non dopo che è stato nominato come seconda carica dello stato, prima che sia eletto deputato. Si ricordi che non è necessario essere sotto processo per trovarsi in una posizione giudicabile incompatibile con gli organi di partito e istituzionali. Guardi il caso Clinton: è stato fatto l’impeachment non per i suoi rapporti con membri dellamafia ma per molto meno: una sveltina con la stagista. Riflettiamo…
12 Maggio 2008 alle 19:05
I giornalisti, Francesco, possono scrivere di ciò che vogliono. Il problema è associare un episodio alla possibilità che esso possa essere ricondotto ad una fattispecie delittuosa (viviamo in un Paese, ne converrà, dove non avvertiamo particolare bisogno di manette tintinnanti, né di processi mediatici, né di esposizioni di chicchessia al pubblico ludibrio).
Sui riferimenti temporali: la Siculabrokers è stata costituita nel 1979; Mandalà è stato arrestato nel 1998 (9 anni dopo); la prima udienza del suo processo si è celebrata nel 1999 (10 anni dopo) e Mandalà è stato condannato, in primo grado, nel 2007 (28 anni dopo).
Ma… ribadisco: non intendo difendere Schifani (che comunque è stato eletto in Senato e non alla Camera). Se è colluso (o è stato colluso) con la Mafia ne risponda alla Magistratura e, prima ancora, al corpo elettorale ed ai cittadini. E, anche se fosse colluso con la Mafia, non potrebbero giustificarsi in alcun caso i modi usati da Travaglio. Dire ad un uomo - chiunque esso sia - che è meno utile della muffa Le sembra un comportamento commendevole? E Le sembra un’espressione da utilizzare in televisione? E Le sembra un’espressione da utilizzare in una rete televisiva pubblica?
12 Maggio 2008 alle 19:19
Caro Simone, devo dire che questa volta sono un po’ deluso: non me l’aspettavo di vederti porre l’accento sulla forma e non sulla sostanza.
Che Marco Travaglio sia un po’ stronzo sono d’accordo (è una caratteristica che ha preso da Montanelli), ma far passare in subordine la cosa più grave (l’amicizia con dei mafiosi) mi pare “poco etico”.
Quanto al fatto che Schifani non è indagato, condannato o processato per mafia, non c’è da stupirsi. Quotidianamente vediamo criminali comuni e figli di boss dei boss uscire dal carcere per mancanze, dal 1978 abbiamo avuto amnistie e indulti, per non parlare della strage del codice penale compiuta da destra a sinistra per salvare determinate persone (anche prima della discesa di Berlusconi). Se a tutto questo aggiungi che Schifani scemo non è, e che lugni da lui l’esporsi in prima persona, è facile capire perché non ci sia stato alcun procedimento a suo carico.
Ma soprattutto, uno che aveva (ha?) amicizie mafiose, potrebbe mai salire alla seconda carica dello Stato? In un Paese civile non credo. In un Paese civile, si sarebbe già dimesso a fronte degli attacchi dell’opposizione, forse della maggioranza, e dei media. Il codice penale qua non c’entra nulla, è una questione politica. Il dovere del giornalista è dire cose vere, non cose opportune, né cose rilevanti sotto il profilo penale. Ma forse è anche per questo che le cose, da noi, vanno in questo modo.
12 Maggio 2008 alle 19:22
Travaglio ha soltanto fatto notare legittimemente che si dovrebbe chiedere conto di tali frequentazioni a Schifani, NON HA AFFATTO DETTO che l’essere stato associato con mafiosi si possa ricondurre a una fattispecie delittuosa. Quello lo sta dicendo lei poichè probabilmente influenzato da quello che hanno scritto e detto le agenzie Ansa riportando i commenti sdegnati dei politici che hanno voluto far passare per forza Travaglio come un diffamatore per accaparrarsi il favore dell’opinione pubblica, sminuendo i contenuti del discorso del giornalista ed esaltandone, come lei sta ora facendo, la forma, i modi. Preferisco mille volte un Travaglio che informa rispetto ad un Vespa che fa la riverenza ai potenti occultando le notizie scomode.
Sulle date le riporto un passaggio che forse le è sfuggito:
“Benny D’agostino NEGLI ANNI IN CUI ERA SOCIO DI SCHIFANI, FREQUENTAVA IL GOTHA DI COSA NOSTRA. Lo ha ammesso lui stesso al processo Andreotti quando ha raccontato un viaggio memorabile sulla sua Ferrari da Napoli a Roma assieme a Michele Greco, il papa della mafia.”
Dunque non è che il D’Agostino fosse diventato mafioso con la condanna, ma lo era, e in piena attività, già negli anni ‘80, quando affiancava Schifani.
12 Maggio 2008 alle 21:25
A “Che tempo che fa”, Travaglio ha fatto due cose. Ha posto Schifani lungo un percorso che, partendo da De Gasperi, Einaudi, De Nicola, …, termina con i lombrichi e la muffa, ponendo Schifani sicuramente dopo la muffa, attesa l’utilità di quest’ultima. Poco dopo, ha ricordato il fatto che Schifani, in passato, ha intrattenuto rapporti societari con persone che si sono rivelate essere mafiose.
Se pongo l’attenzione sul primo momento (e qui cerco di replicare a Tooby, che peraltro già conosce la mia stima nei suoi confronti e che dunque comprende il mio dispiacere sincero per averlo deluso), non lo faccio per distinguere tra forma e sostanza. Lo faccio perché è di tutta evidenza che il secondo passaggio dell’intervento del Nostro, le “amicizie” citate da Travaglio, merita di essere approfondito: il Paese ha diritto di sapere quali sono stati i rapporti tra l’attuale Presidente del Senato e Mandalà and company. Ma se Travaglio intende proporsi alla pubblica opinione come giornalista che fa inchieste a me sta bene, ma allora deve astenersi dal fare satira. Oppure può optare per dedicarsi all’ironia e al cabaret, astendendosi al contempo da fare il giornalista. Anche in questo credo si misuri la professionalità di un uomo.
@ Tooby: Vedo ogni giorno delinquenti che evitano il carcere (o ne escono “precocemente”) in quanto vincitori della “lottera Giustizia”, un sistema che nel nostro Paese (causa un sistema inefficiente, magistrati lavativi, codici e codicilli non sempre coerenti e lo zampino del legislatore) fa acqua da tutte le parti. Fa così tanta acqua che vedo anche innocenti finire sul banco degli imputati prima e in una cella poi, coloro che - nel gioco della Giustizia - hanno estratto la carta della penitenza, finiscono in prigione e saltano due turni. Il dovere del giornalista è dire cose vere ma che abbiano carattere di notizia. A mio avviso - ma si tratta di un’opinione personale, cui non attribuisco alcun valore che vada oltre un pensiero fatto a voce alta - il fatto che Schifani condividesse quote sociali con persone che si sono rivelate essere mafiosi non è una notizia. Lo diventerebbe se emergesse (ed in questo compito un giornalista d’inchiesta potrebbe darsi molto da fare) che Schifani sapesse di che pasta erano fatti i suoi soci e, soprattutto, che scientemente avesse deciso di favorire, con la sua attività, la criminalità organizzata. Questo configurerebbe: sotto il profilo giuridico, un elemento di reità; sotto il profilo politico, un elemento che dovrebbe avere ripercussioni sulla “carriera” dell’interessato.
Oggi notavo che sulla mia rubrica (per queste cose sono un tradizionalista e conservo i miei contatti ancora anche in forma cartacea) ci sono più di 300 nomi. Alcuni di questi sono persone di cui non so molto ma che frequento per motivi professionali. E se qualcuno di essi fosse un mafioso? E se, durante un’inchiesta su quest’ultimo, emergesse che ho rapporti con lui, questo farebbe di me un mafioso o un sostenitore della Mafia? Ai miei occhi, fors’anche faziosi, di questo stiamo parlando: del fatto che Schifani abbia avuto rapporti professionali con un mafioso. Non so se siano mai stati a cena assieme. Né so se si siano mai baciati o se abbiano giaciuto assieme. Né mi è dato di sapere se la Siculabrokers in qualche modo aiutasse Cosa nostra nel riciclaggio del danaro. …
@ Francesco: La ringrazio per avermi ricordato che le sentenze di condanna giungono in epoca successiva rispetto alla commissione di un fatto (o all’omissione dello stesso). Lei dice: “non è che il D’Agotino fosse diventato mafioso con la condanna” e, come detto, questa è una considerazione che ritenevo potersi dare per scontata. E aggiunge: “lo era [mafioso], e in piena attività, già negli anni ‘80, quando affiancava Schifani”. Anche questo mi è noto ma, anche a Lei, ardisco domandare se conosce elementi che possano portarci a concludere che Schifani abbia in qualunque modo aiutato Cosa nostra attraverso la società che vedeva l’affiancamento di Schifani con D’Agostino ed altri.
A margine, mi corre l’obbligo di rettificare il Suo pensiero, laddove ipotizza che io sia rimasto “influenzato da quello che hanno scritto e detto le agenzie” di stampa. Ho la presunzione di pensare con la mia testa - pensi un po’ come sono fatto! - e, soprattutto quando devo esprimermi per iscritto, di prendere posizioni solo sulla base di convincimenti personali e non sulla base di “voci di corridoio” e di “sentito dire”. Questo a significarLe che non ho neanche letto le agenzie di stampa (la mia unica fonte di informazione a riguardo è stata questa) ma ho avuto l’onore (sic!) di ascoltare Travaglio in diretta, poche sere fa, durante la trasmissione condotta da Fabio Fazio.
Da ultimo: a Vespa Lei preferisce Travaglio. Credo sia un uomo (o un ragazzo, non so) fortunato, visto che Lei almeno un punto di riferimento - in campo giornalistico - ce l’ha. A me non stanno simpatici né l’uno né l’altro…
12 Maggio 2008 alle 22:14
Mi sembra che le date non ti siano molto chiare.
Gli anni in cui D’Agostino era socio di Schifani erano gli anni 1979 e seguenti. Il processo Andreotti, in cui D’Agostino disse che frequentava negli anni ottanta il Gotha di Cosa nostra iniziò, se mi ricordo bene, nel 1995.
In quanto al fatto che un politico in Sicilia venga a contatto con mafiosi è cosa più che certa. Anche tu se vai lì in vacanza verrai, senza saperlo, in contatto con qualche mafioso.
Resta il fatto che, nonostante le varie inchieste (e condanne), Schifani non fu mai indagato evidentemente perchè nessun pubblico ministero lo ritenne responsabile di qualcosa.
Cosa che invece non si può dire per politici dell’altra sponda:
1996
“Sotto inchiesta 30 politici siciliani della Dc, dell’ex Pci, dell’ex Psi e uno dell’ex Msi, per finanziamenti, per circa 500 miliardi, alle cooperative giovanili in seguito a loro raccomandazioni.
Proteste per alcune dichiarazioni di Francesco Di Carlo da parte di esponenti siciliani del Pds, di Rifondazione comunista e del sindacato. Il pentito aveva detto che i mafiosi avevano referenti in tutti i partiti, purché al potere, e che lui ad Altofonte frequentava Michele Sala, dirigente comunista, protagonista delle lotte contadine e parlamentare nazionale, morto nel ‘73, e ne conosce il nipote Italo Tripi, attuale dirigente della Cgil.”
“Chiesto dalla Procura di Roma il rinvio a giudizio per Romano Prodi con l’accusa di concorso in abuso d’ufficio in relazione alla cessione a trattativa privata, quando era presidente dell’Iri, della Cirio-Bertolli-De Rica alla società Fisvi. Stesso provvedimento per il consiglio d’amministrazione del ‘93.”
“La Procura di Palermo propone al gip Gioacchino Scaduto l’archiviazione dell’inchiesta per concorso in associazione mafiosa per Silvio Berlusconi.”
“Chiesto il rinvio a giudizio, per le tangenti per la realizzazione dell’ipermercato di Grugliasco (To), di esponenti della Dc, del Psi, del Pds e di Rifondazione e dei responsabili delle cooperative che realizzarono il supermercato.”
1997
“Archiviata dal gip di Palermo l’inchiesta su Silvio Berlusconi, in accoglimento della richiesta della Procura che non ha ritenuto sufficienti gli elementi per sostenere l’accusa di concorso in associazione mafiosa.”
“Rinviate a giudizio dal gip di Napoli 66 persone accusate di reati che vanno dall’associazione camorristica al falso, alla truffa, all’abuso d’ufficio. Tra le persone rinviate a giudizio, tecnici ed amministratori delle aziende “Giustino”, “Cogefar-Impresit”, “Rizzani”, “Lombardini”, e 7 dirigenti delle cooperative della Lega.”
“Arrestati a Messina 2 sindacalisti della Cgil, Nicola Gaglio e Carmelo Cortese, e un funzionario dell\’Inps.”
…
Quello che qui si contesta sono i ‘processi’ mediatici di Santoro e co. basati normalmente sul nulla, ma che fanno tanto presa sui più sprovveduti (e vengono profumatamente pagati con i soldi di tutti).
La libertà, anche quella di opinione, ha dei limiti ben precisi che non è tollerabile vengano valicati.
13 Maggio 2008 alle 05:49
Anche qui com eal solito si fanno tante di quelle parole inutili Italia=chiacchiere e ladroni–
se schifani ha avuto una societa con mafiosi(pare proprio di si) io sicuramente non gli avrei dato nemmeno un posto di addetto all’informazione al senato. Riflettiamo davvero come ha detto un signore che ha scritto qui.. L’Italia e un rottame a pezzi.. la gente onesta fa la fame a 1000 euro al mese e i politici e company si arricchiscono alle loro spalle.Che schifo
13 Maggio 2008 alle 18:48
Sono pienamente d’accordo con Simone soprattutto quando nel commento n. 5 richiama l’attenzione sul fatto che nessuno sia rimasto così fortemente scandalizzato dal fatto che ad esempio un terrorista condannato a 25 anni di carcere per l’omicidio Dionisi (un poliziotto 24enne) venga eletto a segretario della Presidenza della Camera dei deputati o che un personaggio come Francesco Caruso che per passatempo svaligia i supermercati possa fregiarsi del titoli di onorevole.
In ogni caso ritengo deplorevole pagare un canone allo scopo di permettere a qualunque persona (fosse anche il “principe” dei giornalisti”) di sproloquiare nella televisione pubblica, in prima serata.
13 Maggio 2008 alle 20:32
@ MCZ: Grazie per essere passato da qui. Del tuo commento, desidero sottolineare la conclusione, che condivido al 100%: “La libertà, anche quella di opinione, ha dei limiti ben precisi che non è tollerabile vengano valicati”
@ Francesco: Parli di “tante parole inutili”. Cercherò di non reiterare tale spreco.
@ Paolone: Bentornato, Paolo! Schifani da una parte, D’Elia dall’altra: uno degli italici esempi di doppiopesismo. Non il primo. Né l’ultimo!
14 Maggio 2008 alle 15:51
Ciao Simone,
volevo approfittare del tuo spazio per invitarvi a dare un occhio al sito http://www.italiacapacitazione.it, a me l’ha presentato un mio cliente che lavora a questo progetto.
14 Maggio 2008 alle 17:47
Quello che non capisco è come mai Fazio si sia scusato! Io mi scuso se sbaglio in qualcosa, non se invito uno a parlare nella mia trasmissione, perchè è sottinteso che chi ospito si debba assumere la responsabilità di quello che dice.. Il discorso è che qui si cerca di spostare il vero problema, che è questo: in democrazia si può riportare una notizia, ovvero che l’attuale presidente del senato italiano è stato socio di persone che poi sono state condannate per mafia? Oppure bisogna fare finta di nulla?
16 Maggio 2008 alle 09:23
@ Antonio: Grazie per la segnalazione. Vado subito a vedere di cosa si tratta…
@ Simone - UltimaFermata: Grazie per essere passato da qui. Non condivido l’idea che si stia cercando di “spostare il vero problema”. Ho l’impressione che, nella puntata di Chetempochefa di cui stiamo parlando, di problemi ne siano emersi almeno due, non necessariamente ordinabili secondo criteri di priorità.
12 Giugno 2008 alle 23:18
Ciao Simone e complimenti per questo tuo blog.
Innanzitutto condivido al 100% il tuo punto di vista sul personaggio Travaglio. Al di là della sua professionalità (tra l’altro abbastanza monotematica come la sua produzione letteraria, derivata al 99% da sentenze), il suo modo di atteggiarsi è alquanto fastidioso e ormai è arrivato a una sorta di delirio di onnipotenza.
Non dimentichiamo che a Torino esiste una sentenza di condanna definitiva per diffamazione, per aver trascinato Mediaset, Confalonieri e il solito Belrusconi nel caso Calciopoli, poi finito in una vera e propria burla….
MI associo anche a quanto dice il caro MCZ. Inutilmente si parla di toghe rosse: a me basta la legge dei grandi numeri. E’ possibile che l’amba aradam scatenato con “mani pulite” sia terminato col suicidio Gardini, con l’arresto Cusani e l’esilio volontario di Craxi????
E tutto il PCI che nel frattempo conquistava facoltà universitarie, enti locali e ospedali non sapeva nulla e faceva finta di nulla?
Ed è possibile che già si siano dimenticate le “manette tintinnanti”? Meno male che le hai ricordate tu, Simone: quando Prodi fu “minacciato” dallo stesso Di Pietro, poi cadde il governo Berlusconi, poi vinse Prodi e chi ti vedo comparire come ministro? Di Pietro?
Devo sommare due più due oppure no?
E non parliamo degli ex brigatisti!
Faccio presente che il compianto Aldo Moro oggi non sarebbe un politico destinatario del mio voto, tuttavia le BR hanno il primato di aver commesso l’UNICO CASO EUROPEO di rapimento e uccisione di un uomo politico, senza ovviamente dimenticare l’abominio di via Fani….
E questi adesso ronzano in semi libertà, vengono intervistati sorridenti e senza pentimento, e vanno anche a pontificare all’Università?
Ma roba da pazzi….
Qui ci vuole a fagiolo l’esempio di Galeazzo Ciano: il genero del Duce che, trovato reo di alto tradimento fu fucilato.
E’ possibile che oggi si debba rimpiangere il rigore dei politici dell’epoca?
Io sono di destra, ma non vorrei certo alcuna dittatura… però….. se si condanna anche il genero, beh, oggi si troverebbe un coraggio simile?