INPS: un mondo tutto da scoprire…

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In questi giorni sto visitando alcuni uffici dell’INPS sparsi nel centro Italia.

Oggi è stata la volta delle sedi di Ravenna, Imola e Reggio Emilia. Domani mi sposterò in Toscana.

Nel frattempo, ho capito alcune cose sull’istituto che nel nostro Paese gestisce la previdenza sociale. Provo a sintetizzarle qui appresso.

  1. La parolina “nazionale” nell’acronimo è un mero orpello: quanto riferito da un ufficio è sovente in contrasto con quanto riferito da un altro (ma non siete lo stesso istituto? non dovreste sottostare tutti alle medesime regole e procedure?). In alcuni casi, le informazioni sono contraddittorie anche all’interno della stessa struttura.
  2. L’acronimo INPS, che ho sempre pensato stesse per “Istituto Nazionale Previdenza Sociale”, in realtà sta per “Istituto Nazionale del Piùomeno e Supergiù”: la gioia derivante dall’ottenere un’informazione certa e definitiva potrebbe portare l’utente ad uccidere il vitello grasso di neotestamentaria memoria (anche se chi scrive, com’è noto ad alcuni, non ama più uccidere vitelli a scopo alimentari, ma questo - va da sé - è un altro discorso…).
  3. Gli utenti dell’Istituto sono convenzionalmente divisi in due categorie: i lavoratori ed i datori di lavoro. I primi sono condannati a prendere il numero attestante il proprio turno come all’ipercoop e ad attendere su poltroncine all’apparenza scomode; i secondi possono godere di ambienti più confortevoli e, di norma, sono esentati dalle lunghe attese. Non mancano indicazioni cromatiche differenti per identificare i percorsi tra gli uffici riservati a ciascuna delle due categorie anzidette: rossi per gli uni, azzurri per gli altri, ad esempio.
  4. Le dipendenti dell’INPS (trovare un uomo negli uffici pare essere impresa ardua) sono, generalmente, simpatiche e disponibili. Pensavo molto peggio…

Morti bianche: a quando la fine dello stillicidio?

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Sei operai morti a Mineo per inalazione di sostanze tossiche

E’ strage sul lavoro: due morti e due feriti gravi in due cantieri

Sicilia: operaio morto. Era ultimo giorno lavoro

Donori, morto operaio colpito da palo

A quando la fine di questo stillicidio? I sindacati sono capaci di strillare solo quando c’è da portare a casa un po’ di danaro ma sono assolutamente assenti quando si tratta di garantire la salute e la sicurezza dei lavoratori; i datori di lavoro continuano a pensare che investire in sicurezza significhi buttare via danaro; il legislatore licenzia leggi in materia non sempre coerenti tra loro e, in alcuni casi, assolutamente incomprensibili; l’autorità amministrativa effettua controlli assolutamente inefficaci.

Ma possibile che non ci si renda conto che, a causa di questa spirale mefitica, ci sono tante, troppe persone che ci stanno rimettendo le penne? E che ci sono mogli, figli, fratelli e genitori che debbono piangere i propri congiunti chiusi in una cassa di legno?

Ministro Gelmini, resista ai professionisti della proroga!

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La Ministro Gelmini riferirà la settimana prossima alla Camera circa i suoi progetti sul mondo accademico. Nel frattempo, i professionisti della proroga stanno affilando le loro armi. Questa volta, l’obiettivo è di ottenere una proroga sulla proroga concessa con il decreto “milleproroghe” e che fino al 30 giugno consentirà di bandire nuovi posti da associato e da ordinario con il meccanismo, perverso, del “doppio idoneo”.

Va detto che slittare i termini di qualche settimana non avrebbe senso: gli atenei che avevano fondi per bandire nuovi posti lo hanno già fatto; chi non ha danari da spendere non li avrà neanche in un prossimo futuro. Ma l’obiettivo è chiaro: ottenere una proroga fino al 1° novembre, inizio del nuovo anno accademico, renderebbe spendibili anche i pensionamenti 2009 con un sistema concorsuale che, a parole, tutti hanno detto deve essere modificato.

Speriamo che la Ministro sappia resistere…

“Fascistella, te ne devi andare”

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Solo poche parole a margine di quanto accaduto ieri mattina all’Università di Torino.

In sintesi: Augusta Montaruli (24) si è recata in università per sostenere un esame alla Facoltà di Giurisprudenza. Ma la Montaruli è una dirigente di Azione Universitaria. A motivo delle sue idee politiche, un gruppo di facinorosi (viene da definirli “fascisti di sinistra”) intende impedirle l’accesso all’ateneo. Ne nasce un parapiglia, nel quale si succedono commendevoli slogan da parte dei cosiddetti “autonomi”. Si va da “Fascistella, te ne devi andare. Qui non puoi entrare” ad un evergreen: “Le donne di destra non sono liberate, sono solo serve e non emancipate”. Non mancano gli interventi contro le forze dell’ordine, intervenute sul posto: “Camerata basco nero il tuo posto è al cimitero”.

Risultato? La Montaruli è costretta a tornare a casa, senza possibilità di entrare in università e quindi di sostenere l’esame.

Allora… solo tre annotazioni.

La prima. Che la Montaruli sia di destra ed i facinorosi siano di sinistra è ininfluente. L’episodio sarebbe vergognoso anche a parti invertite.

La seconda. Proprio perché l’episodio è vergognoso ed inconcepibile è che ad una studentessa sia impedito di partecipare ad un esame, sarebbe auspicabile che il Rettore dell’Università, il professor Ezio Pellizzetti, si dimettesse e poggiasse le sue accademiche terga su un’altra poltrona. Ma sappiamo già che ciò non succederà, visto che il professor Pellizzetti ha già commentato: “Spiace che le forze dell’ordine siano costrette a intervenire per garantire un clima libero. Noi, d’altra parte, che possiamo fare? Spiace per la studentessa, che ha rinunciato a sostenere l’esame”.

La terza, ed ultima. Quando le università torneranno ad essere un luogo di crescita scientifica e di formazione della futura classe dirigente italiana?