Per grazia ricevuta

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Si intitolerà “Per grazia ricevuta il libro scritto da Ivan Liggi per raccontare l’odissea giudiziaria che l’ha visto coinvolto, e di cui qui più e più volte si è parlato.

Il volume, edito per i tipi della Farnedi, sarà presentato a Cesena nel prossimo autunno. Non vedo l’ora di leggerlo.

Letto: Un amore

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Prezioso dono di S., ho terminato - ormai qualche tempo fa - le lettura di Un amore, di Dino Buzzati, romanzo nel quale autobiografia e finzione sono abilmente mescolate per animare l’invenzione letteraria. Mi domando se quello narrato da Buzzati sia veramente un amore… Nella cornice di una grigia Milano si sviluppa la vicenda di Antonio Dorigo, architetto 49enne, che incontra una giovanissima squillo, Laide, sedicente ballerina del teatro alla Scala. Antonio diventa dipendente dal rapporto di prostituzione e, dopo il primo incontro, inizierà a coltivare una passione lacerante, accompagnata da un sentimento sempre più forte ma mai corrisposto da parte di lei. L’architetto sarà dunque costretto a sopportare mortificanti umiliazioni pur di continuare a godere della compagnia della ragazza la quale, viziata ed opportunista, continuerà a farsi mantenere da Antonio e ad ingannarlo, a proposito della propria vita e dei propri impegni, concedendosi a lui con sempre minore desiderio e trasporto.

Credo che Un amore sia un libro molto più completo di quanto possa apparire ad una prima lettura, e per questo mi sono promesso di riprenderlo in mano tra qualche tempo. Con parole assai efficaci, Eugenio Montale ha descritto questo romanzo come una “dissezione quasi anatomica di un sentimento amoroso che molti diranno patologico”.

Dino Buzzati, Un amore, Mondadori, Milano, 2006

Letto: Il libro del fund raising

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Sono veramente molto interessanti le 550 pagine de Il libro del fund raising. E’ un volume che è un saggio ed un manuale al tempo stesso: completo, appassionato, pieno di tante idee, costellato di buon senso. Come dice Henry Rosso, il fund raising è “la nobile arte di insegnare alle persone la gioia di donare”, un’arte che ha a che fare con le persone e non tanto con il chiedere loro soldi, perché il fundraiser di successo deve saper “unire cuore e portafoglio”, per dirla con Fabio Doppierio.

Il libro del fund raising è una miniera di riflessioni, che - nel mio piccolo - elaborerò nei prossimi mesi.

Hank Rosso, Eugene R. Tempel, Valerio Melandri, Il libro del fund raising. Etica, strategie e strumenti della raccolta fondi, Etas, Milano, 2004 (clic)

L’ultimo amico

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tahar ben jelloun l'ultimo amicoHo trovato questo romanzo breve mentre passeggiavo tra le corsie di una libreria di Ancona. Non avevo letto alcuna recensione ma il nome dell’autore non mi era nuovo: Ben Jelloun (1944-vivente; qui una sua intervista rilasciata al Caffé letterario) è, infatti, uno scrittore marocchino, premiato dal Segretario delle Nazioni Unite con il Global Tolerance Award per il suo Il razzismo spiegato a mia figlia (che sarà una delle mie prossime letture).

Nelle poche pagine di L’ultimo amico è narrata la storia di una drammatica amicizia tra Ali e Mamed, legati da un rapporto più che trentennale. Il volumetto è diviso in quattro parti: nelle prime due Ali e Mamed narrano la propria esperienza amicale, familiare e personale, ciascuno dal proprio punto di vista; nella terza, le vicende dei due protagonisti sono commentate da Ramon, conoscente di entrambi. La quarta contiene la lettera-confessione, scritta da Mamed ad Ali negli mesi di vita del primo.

L’invenzione narrativa di Ben Jelloun è assai abile. Forse condita con un po’ di crudeltà, quella crudeltà dell’esistenza che a volte decide a caso del nostro futuro. Decisamente una bella lettura. Leggera e profonda al tempo stesso: leggera per la scorrevolezza dello scrivere dell’autore; profonda per la sua capacità di scavare nell’animo dei protagonisti e di introdurre il lettore nel loro intimo.

“Ci completavamo, avevamo bisogno l’uno dell’altro. Questa cosa ce la dicevamo reciprocamente e ne eravamo quasi fieri. Come me, anche lui preferiva la fraternità d’elezione alla fraternità di sangue” (cit.)

Gabbie vuote

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Tom Regan, autore di Gabbie vuote, è professore emerito di Filosofia presso la North Carolina State University, ed è probabilmente il “leader intellettuale” del movimento per i diritti animali. Ha fondato The Culture & Animal Foundation e la sua biblioteca è confluita nel Tom Regan Animal Rights Archive, la più grande raccolta di documenti sui diritti animali esistente al mondo.

Chiunque abbia a cuore la tematica dei diritti animali non può non leggere Gabbie vuote, pubblicato in Italia per i tipi della Sonda nel 2005. Perché Regan, col suo libro, fa veramente politica animalista: fare politica, infatti, è descrivere criticamente quanto accade con la volontà di cambiarlo. E chi legge le sue parole non potrà non accogliere le ragioni dell’animalismo.

Il suo pensiero, certo radicale ma coerente e ponderato, si traduce in una richiesta: non gabbie più grandi, ma gabbie vuote. In altre parole, secondo Regan il compito del movimento animalista non è quello di contribuire ad apportare delle minime modifiche alle leggi esistenti sul cosiddetto “benessere animale” che, anche se utili nel breve periodo, a lungo termine sono perdenti, in quanto consolidano il paradigma specista dominante. Il compito del movimento animalista è quello di svuotare (in maniera non violenta e rispettosa della legge) le gabbie all’interno delle quali gli animali sono costretti, in un’ottica decisamente abolizionista.