Quando serve il viceministro

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Leggo con interesse questo commento, pubblicato a pagina 8 dell’edizione di ieri del Sole-24 Ore:

Va dato atto a Silvio Berlusconi di aver messo in piedi un Governo snello e di aver compiuto difficili razionalizzazioni rispetto al precedente Esecutivo. Resta aperto, però, il nodo dei viceministri: se è giusto continuare a non cedere alla tentazione di moltiplicare poltrone, soprattutto se superflue, bisogna fare altrettanta attenzione a non depotenziare strutture ministeriali di fondamentale importanza per la nostra economia. Il riferimento va soprattutto al Commercio estero, che negli anni scorsi ha messo in piedi una macchina certamente utile alle imprese per competere sui mercati internazionali.

Per continuare e sviluppare ulteriormente quell’azione un sottosegretario non basta certamente. Sul piano diplomatico, per trattare con i ministri di altri Stati, occorre una figura che possa fregiarsi del titolo di ministro, anche se junior. Affidare il Commercio estero a un sottosegretario potrebbe essere scambiato, da fuori, per un segnale di disattenzione alle nostre imprese e alla nostra economia. E non è proprio questo il momento.

Il nuovo Governo

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Hanno giurato ed hanno già partecipato alla prima riunione del nuovo Governo: sono i Ministri del Berlusconi IV.

Affari Esteri: Franco Frattini (Roma, 1957)

Ambiente: Stefania Prestigiacomo (Siracusa, 1966)

Beni e attività culturali: Sandro Bondi (Fivizzano, 1959)

Difesa: Ignazio La Russa (Paternò, 1947)

Economia: Giulio Tremonti (Sondrio, 1947)

Giustizia: Angelino Alfano (Agrigento, 1970)

Infrastrutture: Altero Matteoli (Cecina, 1940)

Istruzione: Mariastella Gelmini (Leno, 1973)

Interni: Roberto Maroni (Varese, 1955)

Lavoro e salute: Maurizio Sacconi (Conegliano, 1950)

Politiche agricole e forestali: Luca Zaia (Conegliano, 1968)

Sviluppo economico: Claudio Scajola (Imperia, 1948)

Affari regionali (senza portafoglio): Raffaele Fitto (Maglie, 1969)

Attuazione del programma (senza portafoglio): Gianfranco Rotondi (Avellino, 1960)

Pari opportunità (senza portafoglio): Mara Carfagna (Salerno, 1975)

Politiche comunitarie (senza portafoglio): Andrea Ronchi (Perugia, 1955)

Politiche giovanili (senza portafoglio): Giorgia Meloni (Roma, 1977)

Pubblica amministrazione e innovazione (senza portafoglio): Renato Brunetta (Venezia, 1950)

Rapporti con il Parlamento (senza portafoglio): Elio Vito (Napoli, 1960)

Riforme (senza portafoglio): Umberto Bossi (Cassano Magnago, 1941)

Semplificazione normativa (senza portafoglio): Roberto Calderoli (Bergamo, 1956).

Non ho certo le competenze per commentare le scelte di Berlusconi. Mi limito ad alcune personali e modeste considerazioni.

La prima: della Carfagna Ministro potevamo fare senza dubbio a meno. Lei è quella che ha parlato di “gay costituzionalmente sterili” e si occuperà delle “Pari opportunità”. Qualche boccone amaro deve pur essere ingoiato.

Particolarmente lieto, invece, sono per la nomina di Brunetta all’Innovazione. Ha sicuramente le carte in regola per lavorare bene e mi sta anche simpatico.

Calderoli, invece, mi sta un po’ meno simpatico ma gli è stato affidato un dicastero, quello della Semplificazione (novità di questo Governo) al quale credo sia giusto, doveroso, improcrastinabile mettere mano con decisione. Un lavoraccio, di cui il Paese ha un bisogno terribile.

Da ultimo: ho sempre odiato il “Ministero per l’attuazione del programma“, che trovo assolutamente pleonastico. Coerente, però, l’affidamento dell’incarico a Rotondi, che ha rotto tanto le scatole per un posto da Ministro ed ha avuto quello più inutile e insignificante.

N.B.: L’elaborazione grafica riportata in questo post è tratta dal blog di Daw.